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Gurría: “In Occidente un dibattito infinito. Ecco perché l'Asia ha contenuto il Covid”

Klaus Geiger, la Repubblica, 14 dicembre

Redazione InPiù 18/12/2020

Gurría: “In Occidente un dibattito infinito. Ecco perché l'Asia ha contenuto il Covid” Gurría: “In Occidente un dibattito infinito. Ecco perché l'Asia ha contenuto il Covid” In occidente c’è un dibattito infinito. Ecco perché l’Asia ha contenuto il Covid. Lo afferma Angel Gurría, l’ex ministro degli Esteri e delle Finanze del Messico da 14 anni alla guida dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, intervistato da Klaus Geiger per la Repubblica del 14 dicembre in occasione dei 60 anni dell’Ocse Signor Gurría, in autunno la sua organizzazione ha dichiarato che era necessario evitare ad ogni costo un secondo lockdown e che occorreva identificare e applicare in tutto il mondo le migliori strategie. Adesso l’Europa è nel secondo lockdown. Evidentemente, nel tempo intercorso tra le due ondate i governi hanno dormito. «È un giudizio molto duro. In realtà, è stato fatto molto. I Paesi europei hanno aumentato il numero di letti ospedalieri. I medici e gli infermieri sono molto più esperti e la ventilazione artificiale non viene più utilizzata così spesso. Ultimo ma non meno importante, c’è un vaccino!». Ma queste sono tutte misure per controllare le conseguenze della seconda ondata. Perché non è stato fatto di più per prevenirla? «Sì, avremmo dovuto imparare più rapidamente dall’esperienza della prima ondata. Ma ciò non cambia affatto il dramma e la tragedia di questa pandemia che minaccia la vita e la salute delle persone e ha gravi conseguenze economiche e sociali. Dopo la prima ondata, avevamo sperato che le economie si sarebbero riprese nel 2021. Ora, però, questa dinamica positiva si è arrestata, tanto negli Stati Uniti, quanto in Europa e in America Latina». Ma non in Asia. Lì il nuovo anno ripartirà con uno slancio rinnovato, perché sono riusciti a prevenire la seconda ondata. Cosa hanno fatto meglio questi Paesi? «Diverse cose. Prima di tutto, il primo lockdown è stato lungo e rigoroso. Inoltre, lì si punta molto sulla tecnologia e si perseguono strategie coerenti a base di test, monitoraggi e isolamento». Perché questo non è stato possibile in Europa e negli Stati Uniti? «Tutto questo ha a che vedere con l’uso della tecnologia, ma anche con ragioni politiche. Nelle società degli Stati Uniti e dell’Europa è più difficile trovare un equilibrio. Si sta costruendo un inesistente dilemma tra salute e benessere economico. Non si tratta di scegliere tra virus e benessere. È necessario attaccare il virus, colpire il virus, distruggere il virus! Prima lo si riesce a fare, minori saranno le conseguenze economiche e sociali. In Asia si è discusso meno che negli Stati Uniti e nei Paesi europei. Del resto, anche qui in Europa i governanti sono stati molto chiari. La cancelliera tedesca è stata molto esplicita sulle implicazioni della pandemia. È una scienziata! Viene dal mondo delle evidenze oggettive». Un’idea fondamentale della democrazia è che le soluzioni migliori si trovino attraverso la discussione. Se non capisco male, Lei sta dicendo che è meglio ascoltare la scienza che discutere. «No, al contrario. Credo che la discussione democratica sia l’unico modo per risolvere i problemi. La domanda decisiva è: Fino a quando si discute? E quante voci si intendono ascoltare? E se in una democrazia sia possibile non fare ciò che chiede la maggioranza. I leader degli Stati devono proteggere i loro cittadini, sono eletti per questo. Devono essere chiari sulle loro decisioni e priorità dopo aver ascoltato la scienza e l’economia. La discussione è essenziale, ma non si può discutere all’infinito in una pandemia. Occorre agire. Se impieghiamo troppo tempo, gli eventi ci travolgeranno. Magari più tardi si cambierà rotta, ma è necessario prendere una decisione, andando sul sicuro. In caso di dubbio, bisogna dirsi: “Preferisco sbagliarmi su cosa sia più sicuro, piuttosto che lasciare la situazione a sé stessa”». Beh, in Asia non solo le dittature riescono a superare meglio la crisi, ma anche le democrazie come il Giappone e la Corea del Sud. Lì c’è anche una discussione. «Anzitutto, Paesi come il Giappone e la Corea del Sud avevano ottime infrastrutture ed erano quindi ben preparati. Hanno una popolazione molto anziana, perciò avevano molta esperienza nel trattamento delle persone in là con gli anni».
 
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