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Guerra: Mai insabbiato lo studio dell'Oms

Niccolò Carratelli, La Stampa, 18 dicembre

Redazione InPiù 18/12/2020

Guerra: Mai insabbiato lo studio dell'Oms Guerra: Mai insabbiato lo studio dell'Oms Nessuna pressione per far sparire lo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità in cui si denunciavano le carenze del piano pandemico italiano e «l’impreparazione» del nostro sistema sanitario di fronte all’emergenza Covid. «Non avevo motivo per censurarlo e nemmeno l’autorità». Lo assicura Ranieri Guerra, direttore generale aggiunto dell’Oms, intervistato da Niccolò Carratelli per La Stampa del 18 dicembre. Il coordinatore dell’ufficio Oms di Venezia, Francesco Zambon, sostiene che lei abbia minacciato ripercussioni sulla sua posizione all’interno dell’Oms, se lui non avesse corretto il documento. Come risponde? «Che, se anche avessi voluto, non avrei avuto il potere di intervenire su Zambon, che dipende da Copenaghen e non da Ginevra. Nell’Oms c’è un meccanismo interno di protezione del personale: se Zambon si è sentito oggetto di minacce o pressioni, avrebbe potuto fare ricorso seguendo le procedure istituzionali. Con lui c’è sempre stato un rapporto di correttezza e, direi, amicizia, non capisco il perché di queste accuse. E, comunque, ho tutta la nostra corrispondenza via mail che prova ciò che dico: diverse comunicazioni precedenti e successive a quella mezza mail personale che è stata diffusa da “Report”». Quindi non c’è stato uno scontro tra voi? «Nessuno scontro. Solo una divergenza di opinioni, dato che avevo proposto che il ministero della Salute italiano venisse informato prima della pubblicazione del rapporto, come atto di cortesia, niente di più. Zambon mi ha risposto che non riteneva necessario fare questo passaggio istituzionale». Quanto alle correzioni che ha chiesto? «Da Ginevra mi hanno chiesto di visionare il rapporto, per verificare la correttezza di dati e informazioni. Dopo averlo fatto, a due ore dalla pubblicazione, ho dato suggerimenti per correggere una serie di imprecisioni. Molte delle mie osservazioni sono state recepite, compresa quella riguardante il riferimento alla vigenza del piano per la pandemia influenzale, che infatti è presente nel documento pubblicato, anche se con l’anno sbagliato».
 
Quale era il problema? «Solo la necessità di sottolineare che un piano vigente c'era, per cui sarebbe stato scorretto ignorarlo, e che prevedeva certe prescrizioni che sarebbero state probabilmente utili per le fasi iniziali di questa pandemia, pur non essendo questo un virus influenzale». Piano vigente, ma aggiornato e adeguato ad affrontare la pandemia? «Il piano viene aggiornato in due casi: una differente situazione epidemiologica riguardante i virus influenzali e nuove linee guida diffuse dall'Oms. Il primo punto è rimasto invariato dal momento della stesura, nel 2006, mentre il secondo è cambiato nel 2018, con ben tre nuovi documenti Oms, e una raccomandazione dell’Ente europeo per il controllo delle malattie del novembre del 2017». E il nostro ministero della Salute li ha recepiti? «Non lo so. Io, prima di andare via, nell’ottobre 2017, avevo allertato il ministro (Beatrice Lorenzin, ndr) sulla necessità di un aggiornamento del piano, sulla base delle linee guida in arrivo. Poi ci sono state le elezioni, un nuovo governo, non so se è stato fatto. In ogni caso, si sarebbe trattato sempre di un piano contro virus differenti rispetto al SARS-Cov-2». Ossia, non sarebbe comunque servito contro il Covid? «Siamo di fronte a un virus diverso dai virus influenzali, che si muove molto velocemente, accompagnando la mobilità umana, con una diffusione nella popolazione che precede di parecchie settimane le evidenze cliniche, e quindi è difficile da identificare. Spesso si prende ad esempio il piano pandemico della Svizzera, aggiornato al 2018:io sono in Svizzera e posso assicurarle che non è messa meglio dell’Italia. Nessun paese europeo lo è».
 
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