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Maitig: uno scambio per i pescatori italiani

Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera, 26 novembre

Redazione InPiù 27/11/2020

Ahmed Maitig Ahmed Maitig «Lavoriamo assiduamente per la liberazione dei pescatori italiani. Anche oggi i miei collaboratori ne stavano parlando con gli ufficiali di Bengasi. Credo la direzione sia quella dello scambio con i calciatori libici condannati al carcere in Italia». Il vicepresidente del Consiglio presidenziale a Tripoli Ahmed Maitig, intervistato sul Corriere della Sera da Lorenzo Cremonesi, non nasconde il suo pieno coinvolgimento nella trattativa con Roma. Può essere più specifico sui pescatori, potrebbero festeggiare il Natale a casa? «Gli italiani sono attivissimi, lavorano a tempo pieno. Tra i nostri due Paesi esistono trattati per lo scambio di prigionieri. Credo sia questa la strada. Seguiremo le nostre legislazioni in merito. Spero nel successo il prima possibile. Ma non so quando di preciso». Negli ultimi due anni in Libia sono intervenuti con soldati, mercenari e armi sia Turchia che Russia, Egitto ed Emirati. L’Europa, e in particolare l’Italia, sono apparse marginalizzate. Ciò può cambiare adesso? «Credo che il ruolo italiano sia sempre stato centrale. Non dimentichiamo l’aiuto nella guerra contro l’Isis a Sirte nel 2016, il lavoro dell’ospedale militare a Misurata, la cooperazione medica più di recente nella lotta al Covid. L’ambasciata italiana non ha mai chiuso a Tripoli, neppure nei momenti più difficili. Grazie a tutto questo, l’Italia conserva un vantaggio unico nel giocare da mediatore e facilitatore al dialogo multilaterale tra Egitto, Turchia, Grecia e Libia nella spartizione e gestione dei giacimenti energetici nel Mediterraneo».
 
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