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Mario Vargas Llosa: una fake news cambiò l'America Latina

Paolo Griseri, La Stampa, 17 novembre 2020

Redazione InPiù 21/11/2020

Mario Vargas Llosa: una fake news cambiò l'America Latina Mario Vargas Llosa: una fake news cambiò l'America Latina Una fake news. Una delle prime della storia del Novecento, «certamente quella che ha segnato di più le vicende dell’America Latina fino ad oggi. Ma anche, ammettiamolo, la prima di una lunga serie che ha invaso l’Occidente». Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura nel 2010, ha presentato martedì scorso al Circolo dei Lettori di Torino, insieme con Ernesto Franco, il suo nuovo romanzo: Tempi duri. Intellettuale «engagé», «come dicono i miei amici francesi» (castrista in gioventù, liberaldemocratico oggi), Vargas in una intervista con Paolo Griseri («La Stampa», 17 novembre 2020) ragiona sulla cultura e la politica nell’epoca della pandemia. E boccia sia Trump sia papa Francesco. Tempi duri è la citazione di una lettera di Santa Teresa d’Avila. Come usciremo da questi tempi? «Credo che potremmo uscirne meglio. Spero che il mondo nuovo, quello che verrà dopo la fine dell’epidemia, sarà migliore. Forse più povero di quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi, ma più attento, meno arrogante nei confronti della natura». L’epidemia come esperienza formativa? «Forse sì. In fondo dobbiamo riconoscerlo: ci ha colti impreparati. È rimasta spiazzata soprattutto l’Europa. Impareremo molte cose sul piano medico e anche su quello dei comportamenti». Qual è invece l’insegnamento che viene dal suo romanzo? «Che si possono costruire storie totalmente false sulla pelle di un popolo per far prevalere un interesse privato. Così accadde nel 1954 in Guatemala, con il colpo di Stato che fece cadere il governo riformista di Arbenz per mettere al suo posto un dittatore gradito alla Cia e alla United Fruit». Quale fu la fake news? «Dissero che Arbenz era un comunista al servizio dell’Urss». Non era vero? «Niente di più falso. Era un militare che sognava di rendere il suo Paese più moderno e aveva un mito: gli Stati Uniti». Perché inventare quella frottola? «Perché Arbenz voleva dare le terre incolte ai contadini e istituire i sindacati». L’inventore della fake news fu Edward Bernays, nipote di Freud, oggi considerato uno dei fondatori della propaganda politica. Chi sono oggi i suoi eredi? «Oh moltissimi. Oggi il mondo è pieno di persone che inventano una realtà che non esiste a fini politici». Perché lei pensa che quella bugia di metà Novecento sia stata tanto rilevante? «Perché la caduta di Arbenz disse a tutta l’America Latina che la strada delle riforme non era possibile e che per difendere i loro interessi le grandi compagnie appoggiate dagli Stati Uniti preferivano una miriade di Stati governati da dittature militari. Così chi voleva cambiare le cose non aveva altra scelta che abbracciare la rivoluzione. E la rivoluzione di Castro divenne presto la rivoluzione dell’Urss».
 
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