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Uto Ughi: musica in crisi, punto sui giovani

Alberto Mattioli, La Stampa, 12 ottobre 2020

Redazione InPiù 16/10/2020

Uto Ughi: musica in crisi, punto sui giovani Uto Ughi: musica in crisi, punto sui giovani Il tempo della pandemia non è forse ideale per un nuovo festival. Ma se non si prendono iniziative l’evo d.C., dopo Covid, rischia di diventare un deserto musicale. Uto Ughi, 76 anni di cui settanta passati con un violino in mano, reagisce con «Uto Ughi per i giovani», dal 7 novembre ad Alba, poi in giro per il Piemonte e, si spera, anche nel resto d’Italia. Di cosa si tratta? «Tutto – spiega in una intervista rilasciata il 12 ottobre sulla Stampa ad Alberto Mattioli – nasce dal festival La Santità sconosciuta, dove sono stato ospite per almeno dieci anni, suonando nell’abbazia di Staffarda che è un posto magico. E lì, confrontandomi con Maria Franca Ferrero, che seguiva i concerti con attenzione e passione straordinarie, è venuta l’idea di fare qualcosa per l’educazione musicale dei giovani. Iniziando proprio da Alba, anche perché credo di più nelle iniziative nei posti piccoli che nelle grandi città che sono troppo dispersive». E così nasce il nuovo festival. «Possibile che il Paese della musica sia la Cenerentola dell’educazione musicale? L’hanno detto tutti, da Abbado a Muti, ma ancora non si è capito che nelle scuole insegnare la musica è fondamentale». Manca l’educazione o la divulgazione? «Entrambe. Per questo la formula che abbiamo messo a punto mira a coinvolgere i ragazzi, a farli sentire parte in causa. Dunque, non le solite lezioni-concerto, ma qualcosa di più agile, prove aperte, dialogo, un rapporto diretto fra gli artisti e gli spettatori. Quando c’è davvero voglia di coinvolgerli, i ragazzi si fanno coinvolgere». C’è chi dice che il rito del concerto «classico» è intimidente, con il buio in sala, il silenzio, il frac... «Non credo che l’aspetto formale o rituale abbia importanza. Suonare in smoking o in jeans è lo stesso. L’importante è coinvolgere il pubblico. Non conosco nessuno che non ami la musica. Non la amano perché non la conoscono. Ma è una miniera di capolavori, pronta a elargire i suoi tesori a chiunque voglia raccoglierli». 
 
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