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Pachinian: “I turchi nel Caucaso contro il mio popolo. Riparte il genocidio”

Pietro Del Re, la Repubblica, 9 ottobre

Redazione InPiù 09/10/2020

Pachinian: “I turchi nel Caucaso contro il mio popolo. Riparte il genocidio” Pachinian: “I turchi nel Caucaso contro il mio popolo. Riparte il genocidio” «Il ritorno dei turchi nel Sud del Caucaso segna la ripresa del genocidio degli armeni d’un secolo fa, quando l’impero Ottomano massacrò un milione e mezzo di noi. Incoraggiata dalla Turchia, l’aggressione dell’Azerbaijan contro gli armeni del Nagorno Karabakh è una guerra terrorista contro un popolo che lotta per la sua libertà». Lo afferma il primo ministro armeno Nikol Pachinian, ex giornalista d’inchiesta ed ex oppositore al regime corrotto e filorusso dell’Armenia che nel 2018 ha conquistato il potere organizzando pacifiche manifestazioni in tutto il Paese, intervistato da Pietro Del Re per la Repubblica del 9 ottobre. Primo ministro, lei è rientrato poche ore fa dal fronte. Che situazione ha trovato in Nagorno Karabakh? «Gli azeri bombardano indiscriminatamente città e villaggi, colpendo soprattutto i civili, i quali sono costretti a lasciare le loro case e a trincerarsi nei rifugi. Al fronte, invece, ancora si combatte intensamente, ma al momento gli armeni resistono e gli azeri non possono rivendicare nessun successo strategico sul terreno». Conferma il diretto coinvolgimento militare di Ankara? «Da dieci giorni i nostri soldati cadono sotto i razzi dei caccia F-16 turchi, gli stessi che ieri in una foto pubblicata dal New York Times si vedono parcheggiati all’aeroporto azero di Ganya. E poi, mentre tutti i grandi leader del pianeta chiedono un immediato cessate il fuoco, Ankara invita Baku a non far tacere le armi, dimostrando di essere al fianco degli azeri sia sul piano diplomatico sia su quello militare». Che ne è dei terroristi siriani al fronte? «È ormai internazionalmente riconosciuto che la Turchia ha portato dei jihadisti dalla Siria per aiutare gli azeri. Perciò in quelle montagne si combatte anche una guerra contro il terrorismo, lungo una linea del fronte che vede opposte la civiltà alla barbarie. L’Armenia e il Nagorno Karabakh sono gli ultimi ostacoli all’espansionismo di Ankara, e se la comunità internazionale non interverrà in fretta, si ritroverà molto presto i turchi alle porte di Vienna, come accadde nel XVII secolo con gli ottomani». Che cosa chiede alla comunità internazionale? «Anzitutto di riconoscere che il Nagorno Karabakh è stato attaccato dall’Azerbaijan, le cui truppe da un mese si stavano addestrando assieme a quelle turche. Deve poi rendersi conto del pericolo che rappresentano le migliaia di jihadisti che si trovano nelle zone di combattimento. Infine, deve riconoscere l’indipendenza della Repubblica del Nagorno Karabakh perché sarebbe il solo modo per impedire un nuovo genocidio degli armeni». In questo conflitto Mosca si è distinta per il suo immobilismo. Crede che il presidente Putin interverrebbe se l’Armenia fosse aggredita dall’esercito azero? «La Russia ha degli obblighi nei confronti dell’Armenia per via di trattati di reciproca difesa in caso di un’aggressione da terzi. In questi trattati non rientra però il Nagorno Karabakh. Ma sono certo che se fossimo direttamente colpiti, Mosca onorerebbe i patti firmati con Erevan, come ha del resto dichiarato ieri lo stesso Putin».
 
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