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Passera: «E' già partito l'assalto. Non lasciamo alla politica i soldi che l'Europa ci dà»

Francesco Specchia, Libero, 29 settembre

Redazione InPiù 02/10/2020

Passera: «E' già partito l'assalto. Non lasciamo alla politica i soldi che l'Europa ci dà» Passera: «E' già partito l'assalto. Non lasciamo alla politica i soldi che l'Europa ci dà» E’ già partito l’assalto: non bisogna lasciare alla politica i soldi che arrivano dall’Europa. Lo afferma l’ex ministro e banchiere, Corrado Passera intervistato da Francesco Specchia per Libero del 28 settembre. Viviamo in tempi interessanti. «Perché l’ho fatto? Mah...Vede, in banca tutto si stava ridisegnando per le nuove tecnologie digitali, le nuove regole, l’osmosi tra settori. Quindi, armato di un progetto che era solo un Power Point nell’iPad, sono andato in giro a raccogliere i 600 milioni per cominciare. Abbiamo comprato una piccola banca, la Interprovinciale di Modena – grande come una filiale di Banca Intesa - per avere la licenza e da lì siamo partiti…». Passera, nella sua ultima reincarnazione, ha fondato un istituto di credito, Illimity, che in 6 mesi, nel furore della crisi, ha prodotto utili per 15 milioni di euro col titolo in crescita del 9%, attivi da 3 miliardi di euro. Caro banchiere, questo palazzo, l’ex sede milanese di Amazon, è un alveare d’acciaio e plexiglas da cui si leva un ronzio d’idee, direbbe il poeta. Qua c’è la crisi, ma lei produce profitti e manager iperattivi. Perché? «L’entusiasmo. Debbo frenarli. Ognuno di loro è venuto per contribuire a costruire la “sua” impresa. Ad un certo punto abbiamo dovuto addirittura introdurre delle regole perché non si esagerasse nello smart working. E sono tutti così: giovani e dirigenti collaudati, età media 37 anni, forti valori comuni in tutte e tre le divisioni, credito, distressed credit, banca digitale. Però non mi sono portato i “miei” dall’esterno, avrebbero fatto del male alla loro azienda». L’ultima fatica è stata entrare al 50% nel capitale di Hype che è diventata una delle prime Fintech d’Europa. «Sì, ma molti dei concorrenti sono più grandi ma non guadagnano. In quest’operazione ci sono invece forti vantaggi di scala e di scopo perché siamo per ora focalizzati sul mercato italiano dove Hype è il leader; possiamo attrarre molte ulteriori alleanze. Per questo ci siamo posti l’obbiettivi entro il 2025 di 3 milioni di clienti e 20 milioni di utile».
 
Passera, di lei si può dir tutto tranne che non riesca a annusare le svolte. Ora s’è fatto la banca per piccole e medie imprese. All’Olivetti nel passaggio informatica/telecomunicazioni, con Omnitel creaste start up da 15mila miliardi di vecchie lire. In Poste il cambiamento era da ente pubblico ad azienda. Perché il suo olfatto, oggi, l’ha portata a dichiarare sul Financial Times che il piano di investimenti infrastrutturali europeo doveva essere di 5000 miliardi, altro che i 750 miliardi del Recovery Fund? «Competiamo con Usa e Cina che hanno bilanci federali di dimensioni enormi. Se non vogliamo fare la fine del vaso di coccio dobbiamo rispondere con investimenti federali europei almeno paragonabili, specie ora che per la prima volta abbiamo lo strumento di finanziamento degli eurobond. Certe infrastrutture, certe innovazioni, o le facciamo a livello europeo o non ci saranno mai i soldi dei singoli stati per attivarle, e rischiamo di essere tutti colonizzati. 5000miliardi è il giusto ordine di grandezza dell’investimento, corrispondono ai 300 miliardi a livello nazionale. Se vuoi modificare l’andamento di un’economia non fai un’operazione da 1% del Pil, ma da 20% del Pil…». Passera, il suo sguardo ora passa dall’allegria dei bilanci allo spaesamento. Non mi dica che anche lei è preoccupato per la sottovalutazione della crisi dietro l’angolo: i licenziamenti, lo slittamento delle moratorie, le tasse da pagare, Pil a terra, crollo dei consumi, ecc.? «Ovviamente. Siamo in un momento di grandi opportunità mai accaduto prima. Tra tutti i fondi europei, Next Generation Europe, Mes, i fondi strutturali: in tutto ci pioveranno almeno 300 miliardi, in parte addirittura a fondo perduto. Nessun governo e nessun Parlamento ha mai avuto una opportunità del genere per ridisegnare il futuro del Paese…». Ma? «…Ma è pur vero che sarà difficile spenderli, i soldi, se usiamo i vecchi modi». La ministra De Micheli fa capire che forse non abbiamo gli uomini per farlo… «Non lo credo, questo. Se accogliamo, confini più o meno elettorali, i progetti proposti da ogni provincia, ogni regione, comune, non c’è speranza, si perderanno in mille rivoli come al solito. Ma se procediamo da una chiara visione complessiva - dall’alto in basso - e parliamo di motori veri da attivare, allora sì, possiamo portare lavoro e benessere strutturale agli italiani». Cioè: pensiamo ad investire nelle infrastrutture, nella tecnologia, nel taglio del cuneo e non nei 660 progetti presentati dai singoli ministeri ed enti locali? Cioè fare, come dice Mario Draghi, “debito buono”; e spendere bene almeno 120 miliardi di fondi Ue nei prossimi due anni come avverte Gentiloni, sennò i finanziamenti, alla fine, ce li tolgono? «Esatto. Alcune iniziative vanno fatte partire subito, le riforme strutturali possono migliorare la vita di tutti. Sennò facciamo le aiuole invece di fare l’alta velocità. Dato che la priorità è l’occupazione, dobbiamo scatenare le energie delle imprese virtuose, quelle che investono in innovazione, assumono, mettono soldi nel capitale e si mettono insieme. Lo si deve fare con fortissimi incentivi fiscali, e utilizzando meccanismi già funzionanti: superammortamenti, apprendistato, Ace. Molti di questi incentivi non porterebbero a esborsi immediati e si pagherebbero con la crescita sana dell’economia».
 
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