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Pompeo: Italia insieme agli Usa contro gli atti predatori del regime cinese

Maurizio Molinari, la Repubblica, 2 ottobre

Redazione InPiù 02/10/2020

Pompeo: Italia insieme agli Usa contro gli atti predatori del regime cinese Pompeo: Italia insieme agli Usa contro gli atti predatori del regime cinese «Abbiamo una forte intesa con l’Italia sulla risposta alla sfida cinese». Lo afferma il Segretario di Stato Mike Pompeo intervistato da Maurizo Molinari per la Repubblica del 2 ottobre nell’ambito dell’incontro in Vaticano del politico Usa con il cardinale Parolin. Pompeo, 56 anni, è il più stretto consigliere del presidente Trump sui temi della sicurezza. Siamo a poco più di un mese dall’Election Day e da ciò che afferma traspare anche un bilancio della politica di sicurezza della presidenza Trump. Segretario, lei ha detto di essere pronto ad «unire le forze con l’Unione Europea» contro la Cina: perché la considerate una minaccia e che cosa si può fare per frenarla? «Conosciamo il pericolo portato dai regimi autoritari, l’Europa sa quali minacce posso venire dalle iniziative dei comunisti ed ora stiamo osservando con attenzione le loro azioni quando si manifestano. Siamo concentrati su Huawei ma, più in generale, i loro investimenti non sono privati perché vengono sovvenzionati dallo Stato. Non sono dunque transazioni trasparenti, libere e commerciali come tante altre nel mondo bensì vengono eseguite a beneficio esclusivo del loro apparato di sicurezza. Sono azioni predatorie che nessuna nazione deve, può consentire. C’è il partito comunista cinese all’origine di questi rischi e minacce. Per questo Europa e Stati Uniti devono unire gli sforzi: al fine di impedirgli di avere successo in ciò che stanno provando a realizzare». La Cina sta tentando di operare anche in Italia? «Il mondo intero era addormentato davanti alla minaccia cinese, inclusi gli Stati Uniti. È stato l’intervento del presidente Donald Trump a far aprire gli occhi a tanti. Ora prendiamo questa minaccia molto seriamente e lo stesso vale per l’Europa. Il governo italiano inizia adesso a vedere con chiarezza quali sono i rischi associati agli investimenti provenienti dal partito comunista cinese». In quali settori dell’economia italiana gli interventi cinesi sono più aggressivi? «Si tratta del sistema di telecomunicazioni, della gestione dei dati e delle infrastrutture più tradizionali come strade, ponti e soprattutto porti marittimi, verso i quali i cinesi sono molto attivi. Si presentano con ingenti fondi sussidiati dal capitalismo di Stato rendendo molto difficile per le aziende europee competere per appalti e commesse sul piano finanziario. Si pone così un grave rischio per la sicurezza nazionale che i governi europei, incluso quello italiano, devono prendere molto seriamente quando si trovano davanti a simili offerte da parte cinese». Come giudica il comportamento del governo Conte davanti a tali iniziative della Cina? «Stanno dimostrando molta serietà e lo apprezziamo. Ma non mi sorprende perché con l’Italia condividiamo gli stessi valori, comprendiamo i rischi che vengono dall’avere relazioni con i regimi autoritari impegnati in attività predatorie. Sono rassicurato dalle iniziative adottate dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal suo ministro degli Esteri davanti alle mosse compiute dal partito comunista cinese in Italia».
 
E in questo scenario di competizione strategica fra l’Occidente e la Cina, quale è la posizione in cui si trova il Vaticano dove lei ha appena incontrato il Segretario di Stato, Pietro Parolin? «Il Vaticano è con noi perché condivide la nostra rabbia nei confronti delle violazioni dei diritti umani da parte del regime cinese. Si tratta di veri e propri atti contro la dignità dell’uomo. Ma abbiamo differenze nell’approccio ovvero su come sia meglio affrontare la sfida delle relazioni con Pechino. La Santa Sede è un testimone morale del mondo, con un enorme potere ed un’enorme capacità di influenzare: per questo gli ho sottolineato l’urgenza di adoperare tale potere per chiarire alla Cina che queste attività sono inaccettabili. Stiamo parlando delle più gravi violazioni commesse contro la libertà di religione. Quando ho parlato all’arcivescovo Paul Gallagher e al cardinale Pietro Parolin mi sono reso conto di quanto tengono a questi valori, al rispetto della libertà religiosa. Ci tengono perché tocca al cuore chi sono: come fedeli, cattolici e cristiani. Gli chiediamo di continuare ad usare la loro voce per migliorare la vita di milioni di persone che vivono in Cina». Eppure l’incontro fra lei e Papa Francesco non è avvenuto e le polemiche su Pechino sono state pubbliche. Crede davvero che Stati Uniti e Vaticano abbiano lo stesso approccio alla libertà di religione in Cina? «Noi e la Santa Sede abbiamo lo stesso obiettivo ma con approcci differenti». 
 
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