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Maroni: gli errori di Salvini si chiamano Europa e Sud

Pierfrancesco De Robertis, Quotidiano Nazionale, 25 settembre

Redazione InPiù 25/09/2020

Roberto Maroni Roberto Maroni Matteo Salvini è stato improvvido sulla previsione del risultato delle regionali. E poi ha commesso errori sul referendum e sull’Europa. E' l’analisi di Roberto Maroni, ex vicepremier, ministro dell’Interno e presidente lombardo, intervistato sul Quotidiano Nazionale da Pierfrancesco De Robertis. Alle regionali la Lega ha vinto o perso? «Mi aspettavo un 4-2 e non un 3-3. Pensavo che Fitto avrebbe vinto». Perché allora quest'aria da sconfitti dalle vostre parti? «Salvini aveva parlato di 6-0. Dichiarazione un po’ improvvida». Cose che in campagna elettorale si dicono per spronare. «Come accade in Borsa, il titolo non cala o cresce a seconda dei risultati reali ma in base alle aspettative. Pur avendo vinto nelle Marche e governando in 15 regioni la percezione non è quindi di una vittoria». Che pregi e difetti riconosce a Matteo Salvini? «Ha una grande passione, è un grande comunicatore, sa quali sono i temi di cui si dibatte e sa come conquistare il consenso». Veniamo ai difetti. «Uno solo, ma grande: non ascolta chi lo critica». Quand’è che Salvini ha ascoltato poco chi aveva intorno? «Penso a quando Giorgetti ha detto che avrebbe votato No al referendum. Salvini era in tempo a cambiare, a indirizzare la campagna elettorale in modo diverso». La scelta sovranista ed antieuropeista di Salvini è un abbaglio? «Col senno di poi sì, specie se non sei al governo e rischi di finire emarginato». Ma la Lega è di per sé antieuropeista? «No, noi siamo sempre stati per l’Europa dei popoli, mai antieuropeisti. Quella è la Le Pen. Salvini dopo le europee del 2019 avrebbe dovuto raccogliere l’invito di Conte e nominare lui il commissario europeo, Giorgetti o Garavaglia. Sarebbe stata tutta un’altra storia». La Lega al Sud può sfondare? «Il voto al Sud è molto diverso da quello del nord. Sono consensi che erano di Alleanza Nazionale e di Forza Italia. Credo che di qui al 2023 sarà Fratelli d’Italia a crescere da quelle parti».
 
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