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Rasi (Ema): l'Italia non perda il vantaggio acquisito con il lockdown

Paolo Russo, La Stampa, 15 luglio

Redazione InPiù 17/07/2020

Guido Rasi Guido Rasi Il ministro Speranza lo ha ribadito: «Primo obiettivo è il vaccino». Ma, per Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Ema, centrarlo non sarà facile, perché sappiamo ancora troppo poco sulla risposta immunitaria all’attacco del virus e delle sperimentazioni in atto per ora si conoscono solo gli annunci. «La verità è che sul tavolo dell'Ema non è arrivato ancora alcun dato – spiega Rasi a Paolo Russo che l’ha intervistato sulla Stampa del 15 luglio -. Sappiamo che alcuni sono nella fase due sull’uomo, altri, come quello di AstraZeneca e Università di Oxford in quella 3 allargata sull’uomo. Ma senza dati per noi sono tutti ai nastri di partenza». Ma se è così ha senso che l’Europa investa 2,4 miliardi di euro al buio? «Sono piani diversi. I governi e la Commissione non possono aspettare l’ultimo giorno per assicurarsi le dosi e per questo negoziano. Ma questo non ha nulla a che vedere col processo autorizzativo dell’Ema. Per autorizzare l’immissione in commercio dobbiamo avere dati attendibili, tali da poter dire che in queste circostanze epidemiche il rapporto rischio-beneficio è favorevole al vaccino». Chi sta negoziando per l’Ue dice però che l’Ema potrebbe concedere un’autorizzazione speciale per somministrarlo in fase 3 di sperimentazione ancora in corso. «In questo momento non c’è nessuna legge che ci autorizzi. Ma non è una questione di fase 2 o 3, quanto di evidenze che consentano una valutazione positiva del vaccino che ora non abbiamo». Come giudica la decisione del governo di prorogare misure restrittive e stato di emergenza? «Mi guardo bene dal giudicare l’operato dei governi ma il virus nel mondo viaggia al ritmo di 200 mila contagi al giorno e la mia previsione è che circolerà ancora per parecchio, forse più di un anno. Per questo servono protezioni, distanziamento e rispetto delle norme igieniche. Oltre che gli strumenti per spegnere sul nascere i piccoli focolai. L’Italia dopo il lockdown ha acquisito una posizione di vantaggio che ora non deve perdere».
 
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