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Tremonti: “Conte non si illuda di contare sui soldi dall'Europa”

Pietro Senaldi, Libero, 22 giugno

Redazione InPiù 26/06/2020

Tremonti: “Conte non si illuda di contare sui soldi dall'Europa” Tremonti: “Conte non si illuda di contare sui soldi dall'Europa” Chi pensava che il Covid-19 avrebbe cambiato l’Unione Europea, trasformandola in una grande famiglia i cui componenti fanno a gara per essere solidali l’uno con l’altro è destinato ad avere un brusco risveglio. Attendiamo 36 miliardi dal Mes, 150 dal Recovery Found, 4 o 5 dal Sure. Nell’immaginario collettivo questo denaro è come una mela sull’albero, basta alzare il braccio e lo si coglie. Non così però la pensano gli altri Stati della Ue, e non solo quelli più rigorosi, che chiedono riforme, impegni e hanno tempi lunghi prima di scucire. Lo afferma l’ex ministro, Giulio Tremonti, intervistato da Pietro Senaldi per Libero del 22 giugno. Professore, che cosa ci aspetta in Europa? «Abbiamo un primo ministro che si è autoazzoppato e un piano europeo che si è autoridotto». Conte prova a far la voce grossa, ma chi è causa del suo mal dovrebbe piangere sé stesso? «Per legge, prima di ogni formale consiglio europeo il governo deve chiedere il voto favorevole del Parlamento, che con il suo mandato rafforza il premier. Conte prima del consiglio di venerdì si è sottratto al voto e con ciò si è mostrato debole agli occhi dell’Europa». D’accordo professore, ma cosa c’entra la debolezza di Conte con la riduzione dello sforzo economico del Recovery Fund? «Nella versione originaria, il piano si chiamava Recovery Fund. È stato ribattezzato Next Generation dopo. Questo non è avvenuto per caso ma pour cause. Recovery in inglese vuol dire recupero, guarigione, e questo corrispondeva all’idea originaria del piano, il salvataggio dai disastri economici e sociali causati dalla pandemia. Il Next Generation ha una diversa direzione, non guarda agli effetti della pandemia, ma al futuro». Questo cosa cambia in termini di aiuto? «Probabile che muteranno i numeri, ovverosia la quantità di denaro in arrivo, e con essi le causali e le determinazioni della Ue. Il cambio di nome non è uno scarto semantico marginale, sancisce la variazione della filosofia dell’intervento, che non è più un’operazione urgente di salvataggio dalla crisi post Covid-19 ma un investimento per le generazioni future». Significa anche che non vedremo i quattrini a breve? «L’arrivo dei soldi è una conseguenza della direzione politica della Ue». Andiamo davvero verso una Ue solidale che privilegia crescita e consumi rispetto ad austerità e rispetto dei parametri? «Oggi è molto elegante sostenere che la Ue sta entrando in una dimensione “hamiltoniana”, dal nome di Alexander Hamilton, famoso per la sua celebre frase “con una modesta quantità di denaro fonderemo una grande Nazione”. Un’immagine bellissima che ho usato nel Parlamento italiano e in quello europeo quando, già nel 2003, parlai di eurobond». Professore, non ha risposto… «Ritengo che la traiettoria che sta prendendo la Ue sia assolutamente positiva ma ancora in divenire. C’è il rischio che l’eccesso delle aspettative si risolva in un boomerang contro l’Europa stessa. Ho il dubbio che le iniziative post Covid-19, presentate come un cambio di direzione permanente, stiano diventando un piano a termine. C’è un’asimmetria tra le aspettative che abbiamo in Italia e la realtà che si sta sviluppando a Bruxelles e nelle altri capitali della Ue. C’è differenza tra i discorsi che si fanno a Roma e quelli che si tengono a Berlino e Parigi». Mi scusi, banalizzo e volgarizzo: la Ue è il solito bordello? «La Ue si è improvvisamente auto disapplicata: ha sospeso il patto di stabilità, cancellato i sinistri parametri di Maastricht, rimosso il divieto degli aiuti di Stato alle aziende e superato il pregiudizio contro la moneta facile. Quello che sta facendo la Bce, col suo “fiat money”, creando continuamente dal nulla trilioni senza base nella realtà, ricorda per certi versi i buoni MEFO fatti negli anni Trenta da Schacht, il ministro dell’Economia di Hitler. Lui creava denaro artificiale a circolazione limitata per finanziare l’industria bellica, l’Europa lo fa per generare liquidità e trasferirla alle banche». Paragone poco rassicurante… «I risultati sono diversi ma la tecnica è la stessa. Gli anni Venti di questo secolo ricordano quelli del secolo scorso. Ma l’Europa che ha abbandonato Maastricht, permette gli aiuti di Stato e stampa denaro a pioggia è provvisoria: tornerà al rigore e ai criteri originari o imploderà nell’eccesso di non rigore». 
 
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