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Kupchan: su Hong Kong la Cina fa il gioco dei falchi Usa

Federico Rampini, Repubblica, 29 maggio

Redazione InPiù 29/05/2020

Charles Kupchan Charles Kupchan «Il mondo intero paga prezzi enormi per la mancanza di una risposta coordinata alla pandemia. Xi Jinping è l’equivalente di Donald Trump, ha costruito il suo brand politico sul nazionalismo. Quello che fa a Hong Kong è molto pericoloso. Pensa che l’Occidente sia debole e distratto dal coronavirus, ci mette di fronte al fatto compiuto. Fa il gioco dei falchi Usa». Intervistato su Repubblica del 29 maggio da Federico Rampini, Charles Kupchan, esperto di geopolitica del Council on Foreign Relations, traccia un quadro allarmante della situazione mondiale, alla luce dell’escalation di ostilità nella guerra fredda Usa-Cina. Fra Xi e Trump chi ha più colpe? «I due sono molto simili. E ci trascinano tutti in una spirale viziosa. Ambedue sono dei nazionalisti e sovranisti fin dalle origini. Trump rilancia una tradizione unilateralista che ebbe radici antiche nella destra americana. Non ha tutti i torti quando rimprovera i cinesi: se ci avessero detto la verità subito, saremmo stati un po’ più preparati. Adesso lui rincara la dose per nascondere i propri errori e per raccogliere consensi. In quanto a Xi, fare il duro con gli Stati Uniti lo contraddistingue fin da principio, fa parte del suo marchio politico. E’ un uomo forte e un nazionalista che ha promesso di restituire alla Cina il ruolo di superpotenza globale. La sua Cina non sa che cosa sia un’autocritica, sa parlare solo il linguaggio della propaganda». Dove può sfociare la crisi di Hong Kong? «Forse Xi pensa di farla franca perché il mondo è distratto dalla pandemia. Corre un rischio, sapendo benissimo che suscita indignazione, ma pensa di poterlo fare. Così dà ragione ai falchi qui negli Usa. Se Trump reagisce omologando Hong Kong al resto della Cina, l’impatto sarà enorme. Possiamo scivolare verso un antagonismo sempre più acceso. Se aggiungiamo la possibilità di una seconda ondata del virus, e la disoccupazione di massa, non è escluso che tornino in auge i populisti, in uno scenario stile anni Trenta».
 
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