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Pigasse e Strauss-Khan: una crisi totale e senza precedenti

Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 26 maggio

Redazione InPiù 29/05/2020

Matthieu Pigasse e Dominique Strauss-Kahn Matthieu Pigasse e Dominique Strauss-Kahn Martedì 26 maggio il corrispondente a Parigi del Corriere della Sera, Stefano Montefiori, ha intervistato congiuntamente due protagonisti francesi della finanza mondiale, Matthieu Pigasse e Dominique Strauss-Kahn, con i quali ha parlato lungamente dell’Europa e del mondo nell’epoca della pandemia di Covid-19. Come giudicate la situazione economica attuale? Quanto è grave? DSK: «A livello globale, la situazione economica è più grave di quel che si dice, in Europa e negli altri continenti. Si è cominciato a reagire alla pandemia, ma l’azione resta molto insufficiente; e la solidarietà in seno all’Unione europea è stata assolutamente inadeguata dall’inizio della crisi». MP: «E’ in effetti una crisi totale e senza precedenti. Senza precedenti per la sua natura, uno choc dell’offerta che è il risultato di un massiccio arresto della produzione; senza precedenti per la rapidità con la quale ha toccato il mondo intero; senza precedenti per la sua ampiezza. Una crisi che ci fa entrare davvero nel XXI secolo». Negli ultimi giorni sono apparsi alcuni segnali incoraggianti: graduale fine della quarantena, linee politiche che si muovono. MP: «Quel che è incoraggiante, è il modo con cui abbiamo risposto alla crisi a questo stadio, senza paura di far cadere alcuni dogmi e in particolare uno antico: il finanziamento monetario del deficit. Le banche centrali ricorrono alla creazione monetaria per finanziare le spese essenziali. Lo si è fatto in Inghilterra in modo del tutto aperto, negli Usa in modo aperto e nella zona euro in modo non ancora totalmente aperto né rivendicato. La risposta alla crisi non è stata il debito, ma la moneta». La creazione monetaria come strumento privilegiato, piuttosto che il debito? DSK: «E’ vero che molti dogmi sono caduti e bisogna ringraziare Mario Draghi per essere stato il primo a mettere il piede nella porta. Ma, semplicemente, tutto non può essere affidato alle banche centrali. Gli Stati hanno un ruolo da giocare. Io penso che la soluzione siano i bond perpetui».
 
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