Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Salini: Un piano di infrastrutture pubbliche per ridare lavoro e speranza al Paese

Fabio Savelli, Corriere della Sera, 14 aprile

Redazione InPi¨ 19/04/2020

 Salini: Un piano di infrastrutture pubbliche per ridare lavoro e speranza al Paese Salini: Un piano di infrastrutture pubbliche per ridare lavoro e speranza al Paese «Conviene dirci subito come stanno le cose: se non ripartono l’economia e la produzione industriale, non riusciremo a mantenere il nostro livello di vita, i nostri stipendi e le nostre pensioni, il welfare e i diritti che abbiamo faticosamente acquisito. Oggi c’è in gioco non solo il nostro presente, ma anche il nostro futuro e quello dei nostri figli. Dobbiamo muoverci in fretta pensando a un piano a breve e un piano a lungo termine, un New Deal coordinato con tutte le forze in campo, politiche, imprenditoriali, sociali. Una parte di questo ampio disegno è rappresentato da un programma di infrastrutture pubbliche per far ripartire il Paese, salvare l’occupazione, mantenere in vita migliaia di piccole imprese». Lo afferma Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo, intervistato da Fabio Savelli per il Corriere della Sera, del 14 aprile. Da dove e come ripartire? «Questa pandemia come tutti i cambiamenti improvvisi avrà effetti dirompenti. È necessario dare immediata risposta per la ripresa del lavoro. Nei cantieri noi siamo già ripartiti, o in alcuni casi non ci siamo mai fermati, con il coinvolgimento dei sindacati, adottando nuovi protocolli di sicurezza. E smart working per chi lavorava negli uffici». Facile a dirsi, ma la paura dei lavoratori è palpabile «Questa è una fase di emergenza in cui dobbiamo riorganizzare tutto in sicurezza. Ma quello che dobbiamo fare subito è anche guardare avanti per non perdere competitività in una economia globalizzata dove sarà difficilissimo recuperare quote di mercato. In Spagna stanno ripartendo le fabbriche. Negli Stati Uniti, dove abbiamo diversi cantieri, il lockdown collettivo non c’è mai stato, come in Germania. Il nemico che abbiamo dietro l’angolo è la disoccupazione, un impoverimento senza precedenti qualora riducessimo pesantemente il Pil e perdessimo ampie quote di mercato. Questa è una crisi che non si risolve solo attraverso nuovo debito. Questa è una chiamata alle armi, e dobbiamo mettere in campo tutte le nostre migliori risorse». Come? «Partendo da un grande piano per le infrastrutture per il breve termine e uno per il prossimo decennio, che guardi al 2030. Noi abbiamo continuato a lavorare in questo mese a Genova per il nuovo ponte Morandi. Alla Metro 4 di Milano, all’Alta velocità Napoli-Bari, al nuovo tracciato tra Catania e Palermo. Non basta. Serve molto di più. Ci sono 36 miliardi di euro di risorse ferme. Si rimuovano gli ostacoli burocratici, e si avviino i progetti. E contemporaneamente si creino nel sistema meccanismi per anticipare i pagamenti delle fatture, favorire l’indebitamento delle imprese, spostare le scadenze fiscali e contributive e immettere reale liquidità nel sistema per mantenere in vita tutta la filiera».
 
Leggi l'intervista completa sul sito InPiù
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.