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Mastromatteo: in Lombardia pensavamo di essere un'eccellenza

Andrea Tornago, Il Fatto, 10 aprile

Redazione InPi¨ 11/04/2020

Lucio Mastromatteo Lucio Mastromatteo «Il coronavirus è spaventoso. Credevo di averne viste tante, ma questa è la più difficile». Lucio Mastromatteo, oggi ottantenne, è stato direttore generale degli Spedali Civili di Brescia dal ’98 al 2008. Una vita ai vertici della sanità lombarda, vecchia scuola della Dc di Sandro Fontana, ha guidato l’ospedale bresciano negli anni d’oro. Andrea Tornago l’ha intervistato per Il Fatto Quotidiano. Come siamo arrivati a questo punto soprattutto a Bergamo e Brescia? «In Lombardia pensavamo di essere un’eccellenza. Oggi la tragedia ci dice che siamo sotto la sufficienza. La sanità pubblica è stata azzoppata e mortificata in tutti i modi. Sia quella ospedaliera sia quella di prevenzione, la medicina di territorio e di comunità. Non si spiega altrimenti la tragedia che stiamo vivendo». Il modello lombardo non è poi così virtuoso? «E’ un male antico. Ero direttore del Civile e un giorno il professor Callegari mi dice: “Ha letto il Los Angeles Times? Siete al decimo posto nella classifica degli ospedali del mondo!”. Un’agenzia indipendente americana era venuta a osservarci e aveva riconosciuto l’eccellenza della struttura. Eravamo balzati al primo posto in Europa. Ma in Regione Lombardia non erano per niente entusiasti, non gradivano che un ospedale pubblico salisse in quel modo. Formigoni puntava sul privato. E la Regione ci ha sempre ostacolato». Cosa le dissero allora? «Non una parola sul riconoscimento Usa. Solo che dovevo tagliare, tagliare, tagliare, avrei dovuto chiudere il 30% dell’ospedale perché era inutile. Qualcosa ho dovuto fare, ma a molti tagli ho detto no. E non ho mai preso il premio del 20% di stipendio a differenza di tanti miei colleghi».
 
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