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Barbero: Il virus ci cambierà e forse muterà anche l'alta finanza

Daniela Ranieri, il Fatto Quotidiano, 2 aprile

Redazione InPiù 03/04/2020

Barbero: Il virus ci cambierà e forse muterà anche l'alta finanza Barbero: Il virus ci cambierà e forse muterà anche l'alta finanza Il virus ci cambierà e forse muterà anche l’alta finanza. Lo afferma Alessandro Barbero, storico e divulgatore intervistato da Daniela Ranieri per il Fatto Quotidiano del 2 aprile. La peste nera di metà del ‘300, quella del ‘600 a Milano, il colera a Napoli del 1884, la Spagnola, che fece 50 milioni di morti. Questa pandemia è come una iniezione di passato nel nostro presente apparentemente sterilizzato. Risiede in questo, lo choc che ha prodotto? "Sì. Con tanti colleghi storici abbiamo fatto la stessa riflessione: l’emozione che stiamo vivendo è un avvenimento storico, nel vecchio senso del termine. Ci siamo dentro, non siamo spettatori come eravamo nell’attentato delle Torri Gemelle. C’è qualcosa di elettrizzante, nel trovarci dentro questa esperienza. Non eravamo più allenati. La Spagnola era una somma di tragedie private, di persone che uscivano dalla Prima guerra mondiale e per le quali la morte era un’esperienza comune. Allora poi c’era la censura. Da generazioni non vivevamo niente del genere. Lo choc nasce da questo: ci troviamo ripiombati di colpo in un passato che sembrava lontanissimo".
 
La convince la metafora della guerra? "È molto interessante. Ci sono differenze e analogie. Una guerra o la si comincia (le due guerre mondiali le abbiamo cominciate noi), oppure ci si difende. Ma c’è sempre una controparte, a cui ci si può arrendere nel peggiore dei casi. La fine di questa pandemia non dipende da noi. Poi ci sono analogie, che forse è quello che intendeva Macron. Il primo livello è 'stringiamoci a coorte', siamo pronti a sacrificarci (a parte che ogni Paese è entrato in guerra per conto suo); poi c’è l’altro livello, e qui il paragone con la guerra è esatto: il governo può dire ai cittadini “le vostre libertà costituzionali non esistono più, sono sospese”. Ma è vero che stiamo tutti mettendo in secondo piano il Pil a favore della salute pubblica? "Non c’è stato giorno che non si è alzato qualcuno a dire che non si può, da #milano non si ferma, a Confindustria, alle sparate di chi vuole riaprire tutto. Se il governo chiude, c’è qualcuno che è all’opposizione, o che fa finta di essere al governo, che dice il contrario. Ma a parte la posizione iniziale di Boris Johnson, è impressionante come i governanti di tutto il mondo abbiano varato misure che faranno crollare il Pil con certezza assoluta".
 
È la fine dell’Unione europea? "È sicuramente la fine di questa Unione europea. Almeno lo spero". Questo evento è una sconfitta di quella Scienza che credevamo invincibile? "Sì, o meglio: è una sconfitta della nostra illusione che la Scienza fosse invincibile. L’umanità è sopravvissuta alla peste, che ha ammazzato un terzo della popolazione in Europa a metà Trecento. Subito dopo sono ripartiti, hanno ripreso a fare affari e soldi. Dodici anni dopo è arrivata di nuovo. Quando sarà finita, questa è una delle cose che bisognerà tener presenti". Faremo come abbiamo fatto nel Dopoguerra? "Gli italiani hanno grande capacità di riprendersi. Siamo forti. Lo disse Salvemini: esule in America da 20 anni, quando tornò in Italia nel ‘46 rimase esterrefatto nel vedere come dopo la dittatura e la guerra gli italiani si erano rimboccati le maniche. Salvemini ci chiama “un popolo di formiche”. Il mondo ripartirà, se poi avranno imparato qualcosa anche i tedeschi e la loro alta finanza tanto meglio".
 
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