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Zagrebelsky: giusti i divieti se tutelano il diritto alla vita

Liana Milella, la Repubblica, 21 marzo

Redazione InPiù 21/03/2020

Zagrebelsky: giusti i divieti se tutelano il diritto alla vita Zagrebelsky: giusti i divieti se tutelano il diritto alla vita «Anche questa vicenda ha effetti molto diversi a seconda della collocazione sociale. Quelli che stanno su possono riderne. Quelli che stanno giù, probabilmente, potrebbero dover piangere». Il professor Gustavo Zagrebelsky – intervistato da Liana Milella sulla Repubblica del 21 marzo – vive, come tutti noi, l’emergenza di queste ore. E con Repubblica riflette sul nostro destino. Di oggi. Di domani. Di chissà quanti giorni... Prim’ancora di parlare di diritti e di doveri, di libertà della persona e di Costituzione, qual è il suo stato d’animo rispetto a questa peste del 2020 che è intorno a noi, che è nel mondo, che si propaga e produce morte? «In questo momento mi pare che si debba fare attenzione alle parole, perché le parole a loro volta possono diffondere pesti psicologiche. Peste evoca scenari storici, come la peste bubbonica, la peste nera, la peste polmonare del passato, che venivano rappresentate pittoricamente nelle tante danze macabre, in cui i viventi danzavano abbracciati agli scheletri. Mi pare che oggi non siamo in queste condizioni. Innanzitutto perché siamo di fronte a una pandemia viralpolmonare che a me non fa pensare alla peste, e poi perché di fronte a quella che lei chiama peste il mondo scientifico e ospedaliero è mobilitato e ha strumenti nelle sue mani». Quindi lei è tranquillo? «Tutt’altro. Ma penso che si debba reagire ragionando e non delirando». Cosa direbbe ai complottisti che pensano a una montatura con intenti repressivi delle libertà democratiche? Addirittura con l’esercito in campo? «Mi rallegro di vedere l’esercito che non combatte una guerra, ma la diffusione di una malattia e le sue conseguenze». Anche se i militari trasportano le bare oppure potrebbero girare per strada per costringerci a stare a casa, mentre più d’uno evoca il coprifuoco? «Anche qui attenzione alle parole. Non c’è bisogno di chissà quale perspicacia per capire la differenza del coprifuoco a Santiago del Cile imposto da Pinochet e le limitazioni alla circolazione per motivi di salute pubblica. Nei regimi antidemocratici si trattava di una misura poliziesca subita come un violento sopruso; qui invece, già a prima vista, è un’altra cosa».
 
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