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Marta Cartabia: la giustizia deve sempre esprimere un volto umano

Liana Milella, la Repubblica, 16 febbraio

Redazione InPiù 21/02/2020

Marta Cartabia:  la giustizia deve sempre esprimere un volto umano Marta Cartabia: la giustizia deve sempre esprimere un volto umano «La giustizia deve sempre esprimere un volto umano». E «deve bilanciare le esigenze di tutti». «È evidente che i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena anche se l’imputato non è in carcere». «Il carcere rispecchi il volto costituzionale della pena e dia al detenuto una seconda chance». «Partendo dal luogo più remoto della società, qual è appunto il carcere, la Corte sta portando la Costituzione ovunque. Perché la Costituzione e i suoi valori vivono e muoiono nella società». Tutto questo dice a Liana Milella di Repubblica, nella sua prima intervista, la presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia. Presidente buongiorno. Appena l’altro ieri è stata depositata alla Corte l’ultima sentenza che la vede come relatrice. Dopo non ce ne saranno altre a sua firma. Riguarda le detenute madri di figli gravemente disabili che potranno scontare la pena anche a casa. Perché ha voluto scriverla? «Non abbiamo voluto rinviarla perché riguardava la vita in concreto di due persone. Oltre che la madre reclusa, n’era coinvolta anche la figlia disabile, incolpevole. Ci si pensa raramente ma, in casi come questo, la pena è sì inflitta al condannato, ma ricade anche sulle persone vicine. L’ordinamento prevede strumenti – com’è la detenzione domiciliare – che, senza fare sconti, permettono di eseguire la pena con modalità che tengono conto delle persone innocenti bisognose di assistenza, ovviamente quando le esigenze della sicurezza lo consentono. Il magistrato di sorveglianza di certo non concederà la detenzione domiciliare a un detenuto pericoloso». Cos’ha fatto la Corte? «Ha semplicemente detto che quando il figlio della madre detenuta è affetto da grave disabilità non conta l’età anagrafica, e quindi la detenzione domiciliare può essere concessa anche oltre l’età di dieci anni. Per le persone più fragili la vicinanza di quelle più prossime fa una grande differenza».
 
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