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Brexit, Martino: senza Londra Berlino imporrà il suo strapotere

Stefano Zurlo, Il Giornale, 31 gennaio

Redazione InPiù 31/01/2020

Brexit, Martino: senza Londra Berlino imporrà il suo strapotere Brexit, Martino: senza Londra Berlino imporrà il suo strapotere Secondo Antonio Martino, ministro degli Esteri e poi della Difesa con Berlusconi, parlamentare per sei legislature, la Brexit «per l’Italia sarà un bel guaio». In una intervista rilasciata a Stefano Zurlo, pubblicata il 31 gennaio sul Giornale,  Martino spiega:  «Gli inglesi bilanciavano in qualche modo l’asse franco-tedesco». Adesso? «Ora saremo più deboli davanti allo strapotere di Berlino». Che cosa ha spinto la Gran Bretagna ad andarsene? «Il grande errore di questa Europa». Quale? «Confondere l’unità con l’uniformità». In pratica? «Negli Usa a nessuno viene in mente che tutte le macchine debbano avere targhe uguali».Ogni Stato fa come gli pare?«Esatto. Da noi, invece, la Ue ha imposto regole comuni rigidissime. Una follia». Ma Londra era già fuori dall’euro e dal trattato di Maastricht. Non era sufficiente? «Gli inglesi hanno un’identità molto marcata e non sopportano che dei signori in poltrona a Bruxelles decidano come devono comportarsi a casa loro». Ma così non finisce l’Europa? «Al contrario. L’Europa avrà un senso quando si occuperà delle tre cose fondamentali per tenere insieme un Paese: politica estera, difesa, libertà nel commercio interno».Tutto il resto? «Non è decisivo. Negli Usa, ci sono Stati che hanno la pena di morte e altri che l’hanno bandita, Stati virtuosi e altri che hanno bilanci zoppicanti, ma nessuno si sogna di imporre da Washington un fiscal compact». La Gran Bretagna non aveva sulla testa i vincoli fiscali che ingabbiano l’Italia. «Non importa. Io credo che gli inglesi ora si sentano più liberi. E poi attenzione a non sottovalutare il loro nazionalismo». Più radicale di quello francese? «Quello francese è più esibito, ostentato, gridato, ma gli inglesi dietro le loro facce impassibili hanno convinzioni incrollabili. Ancora di più se, come è successo, i tedeschi trattano l’Europa come una loro colonia». 
 
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