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Energia, Yergin: il mercato è in grado di tener testa alle tensioni

Giuliana Ferraino, Corriere della Sera, 21 gennaio

Redazione InPiù 24/01/2020

Energia, Yergin: il mercato è in grado di tener testa alle tensioni Energia, Yergin: il mercato è in grado di tener testa alle tensioni «Quanto piccolo sia stato l’impatto sui prezzi del petrolio, dopo la crisi iraniana, riflette l’effetto della rivoluzione dello shale oil sul mercato dell’energia e sulla psicologia degli investitori»: lo afferma in una intervista a Giulia Ferraino, pubblicata il 21 gennaio sul Corriere della Sera, Daniel Yergin, 72 anni, americano, studioso dei mercati energetici e massimo storico mondiale del petrolio, premio Pulitzer con il suo libro «The Prize: the Epic Quest for Oil, Money, and Power», pubblicato nel 1991, con oltre1,3 milioni di copie vendute in tutto il mondo, del quale a settembre pubblicherà il «sequel». Perché nonostante il World Economic Forum di Davos quest’anno abbia messo al centro del dibattito la ricerca di una nuova alleanza tra business e politica per creare un’economia più sostenibile e rispettosa dell’ambiente, i combustibili fossili ancora oggi rappresentano oltre l’80% delle fonti energetiche. E il petrolio resta l’oro nero. Professor Yergin, perché parla di rivoluzione sul mercato dell’energia? «Gli Stati Uniti adesso producono il 40% di petrolio in più dell’Arabia Saudita. Ci troviamo davanti a un altro mondo, rispetto al passato. Senza l’escalation dei prezzi vista in altri tempi». Significa che in futuro la volatilità sul mercato dell’energia diminuirà o, quanto meno, che osserveremo oscillazioni meno drammatiche? «Non è detto. Un grande attacco terroristico o un evento maggiore potrebbero cambiare la situazione. Il futuro non si può mai dare per scontato. Ma la buona notizia è che gli attentati dello scorso settembre in Arabia Saudita hanno mostrato che esiste una grande quantità di infrastrutture nel Golfo in grado di ridurre le tensioni: l’attacco con i droni dello scorso settembre alle raffinerie saudite di Abqaiq e Khurais ha tolto dal mercato circa la metà dell’output saudita per più di un mese, ma senza effetti catastrofici». 
 
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