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Fioramonti: il M5S non ammette dissenso

Concita De Gregorio, Repubblica, 7 gennaio

Redazione InPi¨ 10/01/2020

Lorenzo Fioramonti Lorenzo Fioramonti L’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che a fine anno ha lasciato il governo e il M5S, si confessa in una lunga intervista rilasciata a Concita De Gregorio di Repubblica. Lei è stato al governo fino a pochi giorni fa. La stupisce che l’Italia fosse all’oscuro dell’attacco in cui è stato ucciso il generale Suleimani? «Di Trump non mi stupisce nulla. Mi stupisce la subalternità dei nostri governi alle sue politiche». Che conseguenze teme? «Scatenare un conflitto in una parte del mondo così delicata, che ha così tanto sofferto, è irresponsabile. Conosco bene l’Iran. E’ un Paese colto, sofisticato, con livelli di istruzione fra i più alti del mondo e grandi possibilità di emancipazione. Le forze progressiste e quelle conservatrici si fronteggiano. I miei colleghi docenti, lì, lamentano la miopia dell’Occidente: gli attacchi rafforzano il conservatorismo e l’estremismo». Crede che il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, abbia la capacità di gestire una crisi così complessa? «Bisogna dargli tempo. Servono controllo e coraggio. La politica estera non è una dependance dell’economia. A volte i neofiti non hanno coraggio per paura di ciò che non conoscono. Di Maio ha intuito. Speriamo». Da quanto non vi sentite? «Da qualche settimana. Sono uscito dal Movimento». Con amarezza? «Diciamo che il mio gruppo mi ha attaccato come se fossi un nemico». Ha sentito Grillo? «No». Casaleggio? «Assolutamente no. L’ho incontrato un paio di volte in vita mia. Del resto credo che sappia cosa penso della piattaforma Rousseau: inadeguata, inutilmente costosa (un milione e mezzo l’anno, a prezzi di mercato ne costerebbe 30 mila), farraginosa. E' sbagliato persino il modo in cui vengono poste le domande, declinate in modo da assecondare e incoraggiare risposte prevedibili». Cosa rimprovera al M5S? «L’impossibilità di un confronto critico. Non è ammesso il dissenso, non c’è ascolto. I panni sporchi in famiglia. Per il resto: si tace o si esce».
 
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