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Donald Sassoon: il vecchio mondo Ŕ finito, nessuno sa come sarÓ il nuovo

Luigi Ippolito, Corriere della Sera, 13 dicembre 2019

Redazione InPi¨ 13/12/2019

Donald Sassoon: il vecchio mondo Ŕ finito, nessuno sa come sarÓ il nuovo Donald Sassoon: il vecchio mondo Ŕ finito, nessuno sa come sarÓ il nuovo Siamo di fronte a una crisi grave perché non c’è una risoluzione possibile. Con la vittoria di Boris Johnson andremo incontro ad altri dieci anni di trattative sulla Brexit». È pessimista Donald Sassoon, storico fra i più noti in Gran Bretagna, allievo di Eric Hobsbawm e autore di saggi sulla storia europea e italiana.«Per questo – continua Sassoon intervistato da Luigi Ippolito sul Corriere della Sera – ho intitolato il mio ultimo libro Sintomi morbosi, riprendendo una famosa frase di Gramsci. Sappiamo che il vecchio mondo è morto ma non abbiamo la più pallida idea di cosa succederà domani. E in questa fase intermedia si manifestano quei sintomi morbosi: l’ascesa di Boris Johnson è uno di essi». Il punto in cui ci troviamo – con la Gran Bretagna incerta sul suo ruolo in Europa e una opinione pubblica polarizzata – è frutto di una traiettoria storica inevitabile o di una serie di errori? «Sono d’accordo sul fatto che è la crisi più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale: più di Suez e più della decolonizzazione. È frutto di un errore incredibile da parte di David Cameron: perfino il suo libro di memorie è noioso, non emerge come una persona brillante né intelligente, è stato uno dei premier peggiori della nostra storia. Ha indetto il referendum per sistemare questioni interne ai conservatori e per la paura di Farage. Detto questo, va però spiegato perché il 52 percento degli elettori ha votato per uscire dalla Ue. Metà del Paese ha votato per la Brexit a causa delle paure connesse all’immigrazione: ma l’euroscetticismo è stato in aumento da vent’anni, abbiamo pagato il fatto che la Gran Bretagna non si è mai considerata pienamente parte dell’Europa. Anche uno come Blair ha visto la Ue come un club dal quale ottenere il massimo e dare il minimo, rimanendo fuori da quasi tutto. Non c’è mai stata una visione positiva dell’Europa». 
 
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