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Minniti: l'accordo con la Libia sui migranti Ŕ necessario

Lorenzo Cremonesi, Corriere della Sera, 8 novembre

Redazione InPi¨ 08/11/2019

Minniti: l'accordo con la Libia sui migranti Ŕ necessario Minniti: l'accordo con la Libia sui migranti Ŕ necessario «Ci vuole più Europa in Libia. Da soli possiamo fare ben poco. Poco contro i flussi migratori che sono strutturali, epocali. E quasi nulla per regolare le influenze straniere in Libia, compresi gli oltre 200 contractor russi che stanno intervenendo a fianco delle forze di Khalifa Haftar aprendo pericolosi scenari che ricordano molto da vicino quello siriano. Oggi il nuovo governo dimostra di tenere per buono un principio fondamentale di quelle intese: non possiamo agire in modo unilaterale, ogni punto può essere migliorato, ma va fatto di concerto». Lo afferma l’ex ministro degli Interni del governo Gentiloni, Marco Minniti intervistato da Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera dell’8 novembre. Che cosa andrebbe modificato del nuovo memorandum Italia-Libia rispetto all’originale? «Negli ultimi due anni l’equilibro del Paese si è fatto ancora più precario. La priorità dovrebbe essere svuotare i campi di accoglienza. Adesso pare che raccolgano tra le 6.000 e 8.000 persone, ma alcuni sono troppo vicini alle zone di combattimento nella capitale, i migranti sono stati fatti evacuare. In parallelo va rinforzato il ruolo delle organizzazioni Onu e specie della Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni ndr), l’agenzia che garantisce i rimpatri consensuali dei migranti verso i Paesi d’origine». Ma lei sa benissimo che i problemi umanitari più gravi si trovano nei campi illegali delle milizie, dove non sappiamo neppure quante persone siano rinchiuse, non in quelli ufficiali controllati dal governo di Tripoli e già monitorati dalle agenzie internazionali. Che fare? «L’Oim ha già effettuato oltre 25.000 rimpatri volontari assistiti. I guardiacoste libici aiutati dall’Italia qui hanno un ruolo centrale: fermano in mare i barconi e riportano i migranti a terra, li immettono nel ciclo ufficiale, costringendoli ad abbandonare i campi illegali e danneggiando i trafficanti. Per questo vanno svuotati i centri legali». Il valore dell’accoglienza, uno dei punti cardine dei governi della sinistra, è sempre meno popolare tra gli elettori europei. In tutto il continente le destre populiste sono cresciute grazie alle politiche dei porti chiusi. Che cosa propone? «Siamo di fronte a due propagande demagogiche opposte, entrambe non vere. Chi da noi celebra la vittoria contro i flussi grazie a muri e porti chiusi mente perché in verità sta crescendo il numero degli arrivi su barchini veloci. È illusorio pensare di poter bloccare movimenti di popolazione che sono enormi, legati ai mutamenti climatici oltre che alle guerre. Inoltre è giusto accogliere chi scappa da conflitti e carestie. Occorre quindi un meccanismo di monitoraggio e scelta. Sono anni che ripeto lo stesso mantra: l’Europa non può accogliere senza filtri tutti coloro che vogliono venirci a vivere». 
 
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