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Del Greco: la Capitale in balýa di ragazzi fuori di testa

Carlo Bonini, Repubblica, 25 ottobre

Redazione InPi¨ 25/10/2019

Antonio Del Greco Antonio Del Greco Quanto avvenuto con l’omicidio di Luca Sacchi, il giovane ammazzato con un colpo di pistola a Roma, è lo specchio di una città dove le coordinate della violenza hanno smarrito ogni bussola, perché tarate su nessun’altra traiettoria che non sia “il veleno” che ogni sera, di fronte a un pub, a una discoteca, sale alla testa di chi si cala una pasticca o si fa una “botta” di coca al prezzo di una pizza. Lo spiega Antonio Del Greco, ex dirigente della Omicidi, intervistato su Repubblica da Carlo Bonini all’indomani del delitto. Lei chiama questo clima il «Grande Disordine», perché? «C’è stato un tempo, almeno fino alla fine degli anni ’90, in cui il territorio di Roma, le sue periferie, erano imbracate in un doppio, capillare controllo. Quello delle forze di Polizia e quello delle organizzazioni criminali. Noi sapevamo a quali porte bussare dopo una rapina, dopo una morte per overdose. E dall’altra parte avevamo chi, a sua volta, aveva interesse a che la strada non fosse lasciata in balia di ragazzini fuori di testa. Non è più così. Oggi, chi fa traffico di stupefacenti in un quartiere, controlla lo spaccio, ma non mette becco nelle rapine o nei furti in appartamento. Il risultato è che ci sono sempre meno porte a cui andare a bussare. E che se un tipo decide di procurarsi una pistola con cui girare in auto, o andare a fare gli scippi, chi gliela procura non solo non fa domande, ma non deve neanche chiedere il permesso». E' cambiato anche il mercato degli stupefacenti? «Assolutamente. Ho fatto il poliziotto fino a due anni fa. E ho visto cosa è successo quando hanno cominciato a vendere le pasticche a due euro. E quando la cocaina ha smesso di essere una droga di classe. Oggi tutti, ma proprio tutti, possono pippare. E se a un ragazzo di vent’anni pippato metti anche in mano un ferro, la vita comincia a valere poco. E il rischio imprevedibile».
 
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