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Pietro Giglio: tutta la mia vita sul Monte Bianco ma ora non lo riconosco pi¨

Leonardo Bizzarro, la Repubblica 27 settembre

Redazione InPi¨ 27/09/2019

Pietro Giglio: tutta la mia vita sul Monte Bianco ma ora non lo riconosco pi¨ Pietro Giglio: tutta la mia vita sul Monte Bianco ma ora non lo riconosco pi¨ Le grandi distese candide sono un ricordo. I ghiacciai del Monte Bianco — ma non è diverso sugli altri pendii dei quattromila delle Alpi — appaiono già nel mese di giugno tormentati ammassi di forme scure disseminate di sassi. La morena finale si alza sempre di più e lascia distese grigie d cui il ghiaccio si è ritirato. Una delle principali fonti di acqua potabile, il serbatoio gelato dei nostri fiumi, si asciuga e rischia di morire nel giro di pochi anni. Questa mattina nel massiccio del Rosa si celebra una mesta veglia funebre per il ghiacciaio del Lys, al suono triste del corno delle Alpi di Martin Mayes. Lo stesso si farà per il sempre più ridotto ghiacciaio del Monviso, in Piemonte, e in Friuli per quello del Montasio. Nel fine settimana si piangeranno lacrime purtroppo tardive sui ghiacciai in ritiro dello Stelvio, della Marmolada e del Brenta. Organizzano Legambiente e La Carovana delle Alpi con Cinemambiente e l’associazione Dislivelli. Pietro Giglio, presidente delle guide alpine italiane e di quelle valdostane, guida alpina ovviamente lui stesso della Valpelline e del Gran San Bernardo, oltre che padre di una guida alpina, Matteo, è salito la prima volta in cima al Bianco nel 1960, a 17 anni. Oggi che ne ha settantasei gli capita quasi di non riconoscere più certi passaggi. Lo racconta in una intervista a Leonardo Bizzarro sul quotidiano la Repubblica del 27 settembre. In questi giorni ci si preoccupa per la seraccata del ghiacciaio di Planpincieux. «Giustamente, comunque è un fenomeno naturale che si è ripresentato più volte nel corso dei decenni. Ce ne sono due in realtà, una più alta che minaccia la via normale delle Grandes Jorasses e il sentiero che porta al rifugio Boccalatte, già tenuta sotto osservazione da anni, l’altra più bassa, che è quella di cui si parla adesso, che minaccia invece la strada della val Ferret e qualche albergo e ristorante». Da ieri c’è un radar a osservarla, nella speranza che possa prevedere un eventuale crollo. «Ma il profondo cambiamento della montagna non è paradossalmente quello. Quando ho raggiunto la prima volta i 4.808 metri del Monte Bianco, dalla via italiana che passa dal rifugio Gonella, la situazione non era certo quella di oggi. In realtà fino a non molti anni fa il cammino non era troppo diverso da quello che avevo seguito da adolescente, un discreto alpinista avrebbe potuto percorrerlo senza grandi pericoli». 
 
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