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Acosta: Trump Ŕ pericoloso, per lui sono un nemico del popolo

Anna Lombardi, la Repubblica, 11 luglio

Redazione InPi¨ 12/07/2019

Acosta: Trump Ŕ pericoloso, per lui sono un nemico del popolo Acosta: Trump Ŕ pericoloso, per lui sono un nemico del popolo «Se prima o poi ci scapperà il morto, se durante un comizio qualcuno farà male a un giornalista, non ne sarò stupito. La retorica di Donald Trump è fuori  controllo  e  con  la  nuova campagna elettorale sarà anche peggio. L’America rischia di finire nella lista di quei Paesi dove dire la verità è pericoloso. Dove perfino un mestiere come il mio, al seguito del presidente, non è più sicuro». Lo afferma Jim Acosta, corrispondente della Cnn dalla Casa Bianca intervistato da Anna Lombardi, per la Repubblica dell’11 luglio. Trump lo ha più volte indicato ai supporter come “Fake News” e “Nemico del popolo”: ed è proprio quest’ultimo appellativo che Acosta ha scelto come titolo del libro appena pubblicato anche in Italia da HarperCollins, dove racconta il rapporto sempre più disfunzionale fra amministrazione e stampa. Lei descrive l’era Trump come “un momento pericoloso per dire la verità in America”. Non starà esagerando? «Io e altri colleghi dobbiamo farci accompagnare da guardie del corpo ai comizi del presidente. È diventata la norma: ma non è normale. Nei nostri confronti c’è un’aggressività isterica che nessuno riesce più a gestire. A un comizio di Trump a febbraio un cameraman della Bbc è stato aggredito. E che il clima sia pericoloso, lo dimostrano le bombe spedite alla Cnn a ottobre. II responsabile era un fanatico sostenitore del presidente, che ha pensato di agire in suo nome. Se Trump continua a ripetere che siamo “nemici del popolo” le cose non possono che aggravarsi». I vostri scontri in diretta hanno fatto il giro del mondo. «Nessun giornalista vuol diventare protagonista della storia che racconta. Ma ricordo bene lo sgomento che provai ascoltando Trump, ancora candidato, che diceva: “posso sparare a qualcuno in piena Fifth Avenue senza perdere un voto”. Capii allora che non si poteva restare in silenzio, che il nostro dovere era incalzarlo, metterlo sempre davanti alla verità».
 
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