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Salvatore Rossi: ôBerlino ci ha ostacolato nel salvare le nostre banche

Francesco Manacorda, la Repubblica 22 maggio

Redazione InPi¨ 24/05/2019

 Salvatore Rossi: ôBerlino ci ha ostacolato nel salvare le nostre banche Salvatore Rossi: ôBerlino ci ha ostacolato nel salvare le nostre banche La Germania ci ha ostacolato nel salvataggio delle nostre banche. Lo afferma l’ex direttore di Bankitalia (dove è stato per 43 anni), Salvatore Rossi, intervistato da Francesco Manacorda per la Repubblica del 22 maggio. Questa è la sua la prima intervista dopo l’uscita. Lei è stato gli ultimi sei anni nel Direttorio della Banca. In questo periodo le crisi di Montepaschi, Popolare Vicenza e Veneto Banca, Etruria e altre banche del Centro Italia. Perché così tante? «Mettiamo in fila alcuni fatti. Il primo è che la crisi finanziaria nata in Usa nel 2008-2009 non ebbe grandi effetti sulle banche italiane, che avevano pochi strumenti derivati come quelli che fecero saltare il sistema finanziario Usa e colpirono banche di altri Paesi europei». Erano prudenti o solo arretrate? «Non lo so, ma quel che conta è che non ci furono grandi effetti. Effetti che si ebbero invece dopo, quando l’Italia fu colpita da una doppia recessione che mandò in fallimento tante imprese e si ripercosse sui conti delle banche, visto che quelle imprese non riuscivano a pagare più i loro debiti. Ma i casi che lei cita di banche da salvare, che sono figli di quella situazione di crisi dell’economia reale, sono costati al contribuente italiano molto meno di quanto abbia speso il contribuente in Germania, in Francia, in Gran Bretagna o in Spagna per il salvataggio delle sue banche nazionali». Di fronte a questi casi Bankitalia ha vigilato bene sulle banche? «È una domanda che come è ovvio mi sono fatto tante volte in questi anni. Mi sono fatto venire dubbi e ho cercato di chiarirli interrogando chi lavora in Vigilanza, perché il Direttorio vede le cose dall’alto ma spesso non ha il contatto diretto con gli istituti. E la risposta che mi sono dato, è che sì, ha vigilato al meglio delle sue possibilità». Molta parte dell’opinione pubblica non è d’accordo. «Sono convinto che Bankitalia non avrebbe potuto fare altro con le norme che aveva a disposizione. Il dibattito allora si può spostare sulla giustezza di quelle norme, ma quel che è certo è che il Direttorio ha agito sempre in buona fede e nel rispetto delle leggi». Non avete saputo o non avete potuto ottenere che in Europa si facessero norme più adatte? «Quando nel 2013-14 era in discussione la direttiva Brrd sulla risoluzione delle crisi bancarie, Banca d’Italia e il ministero dell’Economia ci provarono: presentammo assieme un documento tecnico in cui si sosteneva che il cosiddetto “bail-in”, ossia il salvataggio delle banche con i soldi di chi ce li aveva messi, a partire dagli azionisti, e non il “bail-out”, che si faceva invece con i soldi pubblici, non poteva essere retroattivo e che ci sarebbe voluto un periodo di transizione perché tutti si abituassero alle nuove regole». Non è andata così. Non siete stati convincenti? «Non potevamo contrastare una tendenza che si affermava in tutta l’Europa a guida tedesca. Era anche scoppiata la crisi dei debiti sovrani che aumentava i sospetti tra Paesi del Nord e del Sud Europa». Sta di fatto che la Germania – e non solo – aveva già salvato le sue banche con soldi pubblici. «Sì, tanto che si potrebbe attribuire alla Germania questo pensiero: “Noi abbiamo salvato le nostre banche, adesso non diamo il permesso agli altri di salvare le loro”. Anche per il clima di sfiducia che si era creato». Sono parole che danno ragione a chi dice che l’Europa ci fa male…«Ma l’Europa che osserviamo oggi non è certo quella delle origini. L’Unione bancaria, non è nata anche per un ideale, come è stato per l’unione dei mercati o della moneta, ma solo per rispondere ai rischi di un possibile circolo vizioso: la preoccupazione che i debiti sovrani in pancia alle banche provocassero anche una crisi bancaria e aggravassero i problemi dei sovrani. La risposta avrebbe dovuto essere che se una banca fosse entrata in difficoltà il sistema europeo l’avrebbe salvata quasi subito, per evitare il diffondersi di crisi; poi – per i motivi che ho detto – le cose sono andate in un altro modo; si è deciso che una banca in crisi andava salvata dai suoi soci, obbligazionisti e depositanti». 
 
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