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Massimo De Caro: Rubavo libri antichi, mi faccio paura

Stefano Lorenzetto, Corriere della Sera, 30 aprile

Redazione InPi¨ 03/05/2019

Massimo De Caro: Rubavo libri antichi, mi faccio paura Massimo De Caro: Rubavo libri antichi, mi faccio paura «Tenetemi lontano dai libri antichi. Li rubavo e mi faccio paura. Sì, è vero, il 31 luglio 2018 ho tentato il suicidio. E ancora me ne vergogno». Sergio Luzzatto in Max Fox o le relazioni pericolose (Einaudi) lo ha ribattezzato il «mostro dei Girolamini», ma l’ex direttore Massimo De Caro, intervistato da Stefano Lorenzetto per il Corriere della Sera del 30 aprile, dopo che ha espiato la pena per aver depredato i tesori della cinquecentesca biblioteca napoletana cara a Giambattista Vico, non ci sta: «Semmai chiamatemi Robin Books. Con il ricavato, pagavo i restauri. Ho rubato 2.000 volumi antichi e ne ho venduti 600. Però li ho fatti recuperare tutti. Ne mancheranno all’appello sì e no una ventina». Hai detto niente. De Caro è reduce da una settimana tribolata: il mercoledì santo un intervento chirurgico d’urgenza; il sabato santo la scarcerazione. «Mi sento risorto». Due anni passati in vari penitenziari — Poggioreale, Rebibbia, Verona, Orvieto — e cinque ai domiciliari. «A Roma mi hanno tenuto per otto mesi in isolamento, come se fossi al 41 bis. Ho vinto un ricorso per detenzione inumana». Perché ha cercato di uccidersi? «Volevo punire il magistrato che mi aveva revocato i domiciliari. In questura l’infermiere del 118 mi ha misurato la glicemia: 470, roba da coma diabetico. Nel reparto carcerario dell’ospedale ho appeso un lenzuolo alle sbarre, l’ho annodato intorno al collo e mi sono lasciato cadere. Mi hanno salvato gli agenti della polizia penitenziaria». Quante condanne ha subìto finora? «Ho perso il conto. Un anno per il furto di una dozzina di volumi nell’abbazia di Montecassino. Un anno e 4 mesi per 30 libri presi dall’Osservatorio Ximeniano di Firenze. Un anno per gli antichi erbari trafugati dalla biblioteca del ministero dell’Agricoltura. Meglio accusarsi di un reato continuato, quando ti considerano colpevole a priori: almeno ottieni lo sconto di pena. Prima del mio arrivo, nell’istituzione napoletana mancavano 1.700 volumi su 15.000. C’era addirittura l’inventario degli ammanchi». Adesso come se la passa? «La Corte dei conti vuole da me 19 milioni di euro, che non ho, per 270 incunaboli del 1400. Peccato che ai Girolamini ne fossero inventariati solo 94 e che 78 di essi risultino tuttora al loro posto. Mi hanno confiscato casa, quadri, mobili, oggetti d’arte, conti correnti». Quindi come campa? «Sono ospite di mia madre a Orvieto. Mi passa la paghetta: 10 euro a settimana. Ma va bene così. Da nullatenenti si vive meglio. Spero di tornare a Verona da mia moglie e di riavere un lavoro». Nient’altro? «voglio trovarmi mai più vicino a un libro antico. Mi faccio paura».
 
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