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Tridico: Altro che flop, Reddito di cittadinanza Ŕ solo all'inizio

Stefano Feltri, Fatto Quotidiano, 29 aprile

Redazione InPi¨ 03/05/2019

Tridico: Altro che flop, Reddito di cittadinanza Ŕ solo all'inizio Tridico: Altro che flop, Reddito di cittadinanza Ŕ solo all'inizio I numeri sul reddito di cittadinanza sono soltanto l’inizio. Altro che flop. Lo afferma il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, intervistato da Stefano Feltri per il Fatto Quotidiano del 29 aprile. Tridico, tra un mese si vota. Molto dipenderà dal giudizio degli elettori su Quota 100 e Reddito di cittadinanza. Successo o mezzo flop? “Le domande di reddito di cittadinanza sono 950.000 in meno di due mesi. Per il Rei, nel primo mese erano solo 80.000. C’è un tasso di rifiuto del 25 per cento, ma avranno il reddito circa 750.000 famiglie. E le domande cresceranno ancora. Ricevo mail di persone che per la prima volta si sentono aiutate dallo Stato. Mi ha scritto un ragazzo pieno di entusiasmo: prendeva un Rei da 106 euro, oggi un reddito di cittadinanza da 411. Ridare speranza è già una politica attiva del lavoro. Ci sono più richieste in Lombardia (82.000) che in Calabria (60.000). La stupisce?  No. Il Rei aveva il 70 per cento di domande al Sud, il reddito di cittadinanza il 53. La distribuzione nazionale è omogenea. Anche nelle periferie delle zone ricche del Nord ci sono molti poveri che spesso devono pure pagare l’affitto. I poveri nel Sud, invece, dispongono quasi sempre di una casa, infatti la percentuale di chi prende il contributo pieno è bassa. In media, il reddito di cittadinanza pagato è di 520 euro. Però alcuni ricevono poche decine di euro”. Ha senso tanta burocrazia per erogare somme così basse? “Qualcuno ha avuto 40 euro. Era il massimo con vecchia carta acquisti introdotta da Tremonti. Ora è il minimo. É un passo avanti. Se qualcuno, sulla base dei criteri, ha diritto a pochi euro di integrazione, l’Inps ne paga comunque almeno 40. Lo stabilisce la legge. Qualche migliaio di persone - il 5 percento - è in questa situazione, ma non sono i poverissimi”. Quei 40 euro sono una specie di reddito di base? “Sì. E per il futuro sarebbero utili dei minimi differenziati per categoria. Per esempio un basic income per giovani in percorsi di studio sulle arti e la cultura che offrono carriere incerte. Un Paese fondato sulla cultura ha bisogno di quelle professionalità: mi risulta ci sia un progetto di dare 400 euro al mese per due anni ai giovani che finiscono studi di laurea o di diploma in architettura, di arti performative o comunque legati al patrimonio artistico e culturale”. Le domande di reddito sono vicine al milione. Considerano la dimensione della famiglia media, si arriva a 2,75 milioni di persone. Ma per l’Istat i poveri assoluti sono 5 milioni. Dove sono gli altri? “La legge sul reddito è stata convertita in Parlamento da poco più di un mese. Ci vuole tempo. E la povertà è difficile da raggiungere. Ora lanceremo un’iniziativa con camper e gazebo per cercare i poveri là
dove sono, dalla stazione Termini alla Comunità di Sant’Egidio, presso le mense. Si chiamerà ‘Inps per tutti’. 
 
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