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Guzzetti: C'è un veleno che intacca la democrazia

Dario Cresto-Dina, la Repubbblica, 4 aprile

Redazione InPiù 05/04/2019

Guzzetti: C'è un veleno che intacca la democrazia Guzzetti: C'è un veleno che intacca la democrazia “C’è un veleno che intacca la democrazia. Bisogna tornare al dialogo”. Così Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo che il prossimo 22 maggio lascerà il suo incarico, intervistato da Dario Cresto-Dina per la Repubblica del 4 aprile. Lei è stato ed è ancora un uomo di grande potere. Presidente della Lombardia, parlamentare, presidente dell’Acri e della fondazione Cariplo. Nell’esercitarlo che cosa lo ha guidato? «Ho sempre interpretato il potere come impegno per dare risposte ai problemi della gente. Vengo dalla dottrina sociale della Chiesa, avevo un professore, Francesco Vito, che insegnava l’economia al servizio dell’uomo. Prima viene l’uomo, ce lo rammenta anche Papa Francesco». Ma il potere può essere spesso diabolico. Le ha fatto commettere degli sbagli? «Ne ho fatti tanti, per ridurli ho cercato di circondarmi di persone capaci, migliori di me. L’ho imparato da Aldo Moro. E poi ci sono stati gli insegnamenti di mia nonna Carolina, uno soprattutto: sii sempre l’uomo che dice quel poco che sa e che fa quel poco che può». Nella Dc ha militato nella corrente di Giovanni Marcora, il partigiano Albertino. Che cosa ha significato per lei? «Ho sempre pensato che i giovani devono essere rivoluzionari, altrimenti nascono vecchi. C’erano Granelli in Lombardia, Pistelli a Firenze, Galloni a Roma, De Mita a Napoli, Misasi in Calabria. Volevamo cambiare il partito, allargare la base democratica, creare il centrosinistra, giungere al compromesso storico. Ci chiamavano i comunisti di sacrestia». La politica ha cominciato ad affascinarla nel 1953. È vero che scappava dal collegio Bellarini di Seregno per andare ai comizi? «Sì è successo». Che cosa pensa oggi della politica italiana? «Posso dirle la considerazione di un vecchio che ha attraversato molte stagioni politiche, economiche e sociali a partire dall’immediato dopoguerra, quando lo scontro era durissimo ma non è mai venuto meno il rispetto dell’avversario. Oggi un veleno si sta insinuando nella nostra vita quotidiana e intacca le radici della democrazia». Chi sono coloro che seminano odio? «Guardi, non mi faccia fare nomi. La verità è che l’odio non viene dal nulla. I bisogni reali non possono essere ignorati, vanno affrontati e risolti, non strumentalizzati. L’avversario non deve essere un nemico. La coesione sociale va recuperata perché è una condizione necessaria. Dobbiamo tornare al dialogo vero tra i cittadini e le istituzioni. Invece siamo divisi tra chi è sovranista e chi no, scordando che l’Europa è un valore che non possiamo dissipare. Si vince tutti o si perde tutti. Dobbiamo mettercelo bene in testa». 
 
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