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Losfeld (Gallimard): Su Battisti non cambio idea. Ho creduto a un amico

Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 26 marzo

Redazione InPi¨ 29/03/2019

Losfeld (Gallimard): Su Battisti non cambio idea. Ho creduto a un amico Losfeld (Gallimard): Su Battisti non cambio idea. Ho creduto a un amico Su Battisti non cambio idea: ho fatto bene a credere a un amico. Così Joëlle Losfeld, editrice francese molto apprezzata (la maison che porta il suo nome fa parte del gruppo Gallimard e ha pubblicato due libri di Cesare Battisti nel 1998 e nel 2003) intervistata da Stefano Montefiori per il Corriere della Sera del 26 marzo. Signora Losfeld, ha saputo delle ammissioni di Battisti? «No, non ne sapevo nulla, me lo dice lei adesso». In questi anni ha cambiato opinione su di lui? «No, perché ho letto con attenzione il libro di Fred Vargas La Vérité sur Cesare Battisti e ho saputo dei vizi di forma e della altre cose sconcertanti dei processi contro Cesare». Ma i processi avevano accertato la verità, lui adesso ha confessato gli omicidi. «Non sono esperta di diritto, immagino che siano gli avvocati ad avergli consigliato di ritornare sulla sua linea di difesa dopo essersi sempre proclamato innocente, ma non ne so di più». Sa quanto in Italia si sia parlato del sostegno francese a Battisti. L’opinione prevalente è che da voi sia riuscito a spacciarsi per un nobile combattente della libertà quando invece era un delinquente.  «Ma anche in Francia sapevamo che ha cominciato come delinquente comune, e lui non lo ha mai negato, ha sempre detto di essere entrato in prigione per la prima volta per delitti comuni, ed è in prigione che si è politicizzato. Poi si è rifatto una vita in Francia, non ha mai più commesso delitti, si è conformato alla condotta richiesta dalla dottrina Mitterrand, cioè abbandonare la violenza e vivere tranquillamente». Avete difeso Battisti che si era sottratto al processo, ma negli anni Settanta l’Italia non ha mai smesso di essere una democrazia, con un sistema giudiziario che tutelava i diritti dell’imputato. La percezione, anche a sinistra, è che Battisti sia riuscito a ingannare l’ambiente intellettuale parigino.  «So bene che Battisti in Italia è detestato, anche dalle persone che stavano dalla sua stessa parte politica, ma dobbiamo ricollocarci al tempo degli anni di piombo, in un contesto politico completamente diverso. C’era una guerra tra l’estrema destra e l’estrema sinistra, sono successe cose gravi, era un altro periodo. Battisti e altri volevano rovesciare una classe politica troppo normativa. Adesso, io non ho vissuto gli anni di piombo, ho conosciuto Cesare Battisti in Francia, l’ho conosciuto come scrittore, mi ha raccontato la sua storia. Non c’era motivo per cui io non credessi alla sua versione. Voglio dire, non sono io che l’ho fatto venire in Francia, c’era un accordo tacito tra i governi italiano e francese. C’è anche il problema dei pentiti, che hanno accusato altre persone in cambio di sconti di pena, una volta che Cesare ha lasciato l’Italia qualcuno gli ha addossato tutte le responsabilità». Pensa ancora di avere fatto bene a sostenerlo? «Sì». 
 
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