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Sapelli: Investimenti ripartiranno con soldi dello Stato e Cdp

Roberto Giovannini, La Stampa, 25 febbraio

Redazione InPi¨ 01/03/2019

Sapelli: Investimenti ripartiranno con soldi dello Stato e Cdp Sapelli: Investimenti ripartiranno con soldi dello Stato e Cdp Per far ripartire gli investimenti pubblici occorre usare come leva i soldi dello Stato e della Cdp. Parola dell’economista, Giulio Sapelli, intervistato da Roberto Giovannini per La Stampa del 25 febbraio. Professor Sapelli , lei è un economisti vicino al M5S, già candidato premier prima che la scelta cadesse su Conte. Adesso è in pensione, ma continua a studiare quel che accade. Quanto ci dobbiamo preoccupare per la frenata dell’economia italiana? «Molto. Sta frenando la Cina, si è fermata la Germania, si sta fermando l’Europa. Sta arrivando una recessione coi fiocchi, e sarà difficilissimo riprendersi. L’unico modo per permettere all’Italia di riprendersi è quello di promuovere gli investimenti». In che modo? «Tra bilancio dello Stato e risorse in Cassa Depositi e Prestiti ci sono 20 miliardi da spendere. Si può attivare una leva virtuosa, se anche gli imprenditori privati ci mettessero un chip, per far partire una nuova ondata di investimenti. Cominciando dalla Tav e dalle altre infrastrutture». Ma i privati ci starebbero? «Con gli imprenditori ci parlo spesso: non ci metteranno un euro perché temono l’instabilità politica. E anche alcune scelte di questo governo che hanno aggravato mali storici: magistratura fuori controllo, aumento delle complicazioni burocratiche come la legge sulla prescrizione. Peraltro, le proposte innovative del professor Savona per utilizzare anche le risorse delle imprese a partecipazione pubblica sono state bloccate. L’unico modo per far ripartire un’economia in deflazione profonda in un quadro di caduta del commercio mondiale sono gli investimenti. Non la spesa pubblica, non il reddito di cittadinanza, per carità, che si può fare, ma è misericordia, non attiva il moltiplicatore». Ma il governo è a rischio, secondo lei? «Io dico di no. Questo governo si regge sulla teoria dei giochi. Il dilemma del prigioniero, ha presente? Ai due partiti non conviene far saltare l’Esecutivo. «Esatto. Può farlo cadere una pressione esterna, che però mi pare che sia stata rintuzzata, come si è visto con la decisione di Fitch di non toccare il rating. Per fortuna c’è il ministro Tria, che non ha l’aplomb di Savona, ma si sta comportando da galantuomo, e sa che non deve cedere alle pressioni europee. Sennò l’Italia fa la fine di Tsipras in Grecia: viene schiacciata, applica le misure europee, ed entra in recessione per sempre. Serve però uno scatto di reni dei corpi intermedi, della borghesia, che significa il mondo delle piccole e medie imprese. È l’industria manifatturiera che tiene in piedi l’Italia, an- che se gli ultimi dati dicono che anche le nostre ‘multinazionali tascabili’ cominciano a scricchiolare».
 
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