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Villone, Consulta pi¨ forte contro le pressioni europee

Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano, 18 ottobre

Redazione InPi¨ 19/10/2018

Villone, Consulta pi¨ forte contro le pressioni europee Villone, Consulta pi¨ forte contro le pressioni europee “La parola chiave”, spiega il professor Massimo Villone - emerito di Diritto costituzionale a Napoli, interpellato da Silvia Truzzi su Il Fatto Quotidiano sul braccio di ferro Italia-Europa - “è effettività”. “Se guardiamo l’architettura istituzionale, non c’è dubbio che il Parlamento sovrano sia la struttura portante del nostro sistema. Il punto è però proprio l’effettività, cioè la capacità di incidere. In Europa non c’è una comunità politica unitaria, e quindi il conflitto di interessi tra gli Stati è sempre dietro l’angolo. Anche la politica dell’austerità senza se e senza ma rientra in questo quadro. Se in un Paese lo spread sale, altri Paesi ne guadagnano. È in questo contesto che le scelte di un Parlamento formalmente sovrano possono trovare limiti di fatto”. Secondo alcuni lo spazio di manovra degli esecutivi e dei Parlamenti dei singoli Stati è sempre più ristretto. Come fossero sotto tutela. Ma la riduzione è anzitutto una scelta della politica italiana! Le difficoltà e i contrasti sulla manovra trovano radice non tanto e non solo in regole e scelte Ue, ma nel Fiscal compact, un trattato che abbiamo ratificato nel 2012. Dunque, limiti auto-inflitti. L’indirizzo politico esprime l’orientamento delle nostre istituzioni, e raggiunti quei limiti, pur auto-inflitti, bisogna capire dove stanno e come si muovono le controforze portatrici di interessi diversi. L’Europa adotta una linea politica di rigida austerità che fa il gioco di alcuni Stati membri e fa sponda coi mercati. Così deficit e spread diventano l’unico decisivo e puramente aritmetico metro di misura. Con le elezioni europee alle porte credo che sulla manovra italiana alla fine un compromesso sia probabile. Ma potrebbe anche non essere risolutivo. Quindi il problema non è la pressione dell’Europa su ogni materia? Un astratto rigore ragionieristico da parte Ue può rendere difficile la soddisfazione di bisogni e diritti fondamentali, individuali e collettivi. Potremmo pure trovare nell’ordinamento interno un argine nei “controlimiti”, che si oppongono all’ingresso di norme Ue se lesive dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e dei diritti inalienabili della persona. Ma si tratta di formule generalissime e la linea seguita dalla Corte costituzionale si mostra nel complesso debole. Più solida appare ad esempio quella della Corte tedesca. Con una pronuncia del 2009 individua una “identità” costituzionale che si estende a comprendere lo stato di diritto, lo stato sociale, la forma parlamentare di governo e i diritti fondamentali, e che richiede per la sua tutela un incisivo ruolo del Parlamento.
 
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