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Di Matteo: Un pezzo di Stato si era piegato ai boss mafiosi

Liana Milella, la Repubblica, 20 luglio

Redazione InPi¨ 20/07/2018

Di Matteo: Un pezzo di Stato si era piegato ai boss mafiosi Di Matteo: Un pezzo di Stato si era piegato ai boss mafiosi La sentenza conferma che un pezzo dello stato si piegò ai boss. Ora tutta la verità sulle stragi mafiose. Lo afferma il pm, Nino Di Matteo intervistato da Liana Milella per la Repubblica. Allora ci dica le sue primissime impressioni. «Mi sono ancor più convinto del valore storico della pronuncia della Corte di assise. Alcune conclusioni sono inequivocabili. La trattativa ci fu. Fu iniziata da organi dello Stato che cercarono il contatto con i capi di Cosa nostra. Giuridicamente è stata ritenuta criminale. E di fatto, come hanno letteralmente scritto i giudici, l’invito al dialogo pervenuto a Riina dai carabinieri attraverso Vito Ciancimino costituì “un elemento di novità che può avere determinato l’effetto di accelerare l’omicidio del dottor Borsellino con la finalità di approfittare di quel segnale di debolezza proveniente dalle istituzioni dello Stato”».  Nel giorno dell’anniversario della sua morte questa è la conferma che l’allora procuratore aggiunto di Palermo poteva anche non morire? «Sì, è proprio la conferma che l’interesse ad eliminare Borsellino non era soltanto mafioso. In quel momento con la mafia stava trattando un pezzo dello Stato. Ma per comprendere la gravità di quanto è accaduto bisogna usare un grandangolo ed saminare nel suo complesso la stagione delle stragi». Parla di quelle del 1992 e 1993? «Di quelle realizzate e di quelle, come il fallito attentato all’Olimpico, che per caso andarono a vuoto e che, come sottolinea la Corte, se fossero state realizzate, avrebbero messo definitivamente in ginocchio uno Stato che si era piegato ai voleri di Cosa nostra. Mai come oggi, grazie a questa sentenza, abbiamo la possibilità di andare a fondo nel percorso di verità sulla stagione stragista». Ma qual è il ragionamento della Corte di assise che rafforza la sua ventennale convinzione? «Oggi una sentenza afferma che la trattativa c’è stata ed è stata intavolata da pezzi dello Stato. Eppure quando, nel corso delle indagini, abbiamo ordinato ai servizi e al Ros dei carabinieri di consegnarci tutta la documentazione su quella trattativa, ci hanno solo mostrato cartelle vuote. Non hanno voluto collaborare con quei magistrati che chiedevano di aprire gli archivi. Adesso tutti devono fare la loro parte e non lasciare solo a pochi e sempre più soli magistrati il peso esclusivo della ricerca di verità scabrose. È giunto il momento in cui la politica e tutte le istituzioni governative si devono far carico di questa responsabilità».
 
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