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Hollande: "La sinistra è tra l'incudine e il martello"

Anais Ginori, Repubblica, 19 aprile

Redazione InPiù 20/04/2018

Francois Hollande Francois Hollande «Ero e rimango socialista. Non mi ritiro dalla politica». Nel libro appena pubblicato, Les leçons du Pouvoir, l'ex presidente francese Francois Hollande, intervistato su Repubblica da Anais Ginori, tira le somme del quinquennio all’Eliseo. Ripercorre i momenti più forti, tra cui gli attentati a Parigi del 2015, la guerra in Mali. Uno dei suoi rimpianti è non essere intervenuto in Siria contro Assad nel 2013 a causa dell’improvviso voltafaccia di Obama. «Quella rinuncia ha avuto conseguenze notevoli sull’equilibrio non solo della regione ma del mondo». Che cosa sarebbe cambiato? «Tutto. La scelta di privilegiare i negoziati non ha fatto scomparire le armi chimiche del regime. Putin ha interpretato il dietrofront di Obama come un’opportunità per spingersi più avanti in Siria e in Ucraina. E l’opposizione contro Assad è stata sommersa dagli islamisti». È preoccupato per la situazione politica in Italia? «Sì, perché è un nuovo sintomo della crisi democratica che tocca i partiti di governo ovunque in Europa. Su 28 governi europei solo quattro, cinque con la Grecia, sono di matrice socialdemocratica». La sinistra paga un prezzo più alto quando va al governo? «Siamo schiacciati tra l’incudine e il martello. Da una parte la destra ci attacca su sicurezza e immigrazione. Dall’altra una parte della sinistra ci considera traditori. E alla fine dei conti chi vince? I populisti o i conservatori». En Marche è un movimento conservatore? «Se mi fossi presentato, Macron non sarebbe presidente oggi. Avrebbero vinto  Fillon o Le Pen. Il mio senso di responsabilità ha impedito che succedesse».
 
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