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Laterza: Una Costituzione del web per tutelare privacy e trasparenza

Jacopo Iacoboni, La Stampa, 5 dicembre

Redazione InPiù 07/12/2017

Laterza: Una Costituzione del web per tutelare privacy e trasparenza Laterza: Una Costituzione del web per tutelare privacy e trasparenza Mi sembra interessante che persino una signora Berlusconi arrivi, seppur con molto ritardo, a quello che da anni ormai le persone più avvertite sostengono, e cioè la necessità di dare regole a questo Far West che è la rete». Giuseppe Laterza, presidente della omonima, storica casa editrice italiana, ha letto l’intervista di Marina Berlusconi sulla Stampa e - forse per la prima volta, considerando una traiettoria culturale e politica molto diversa dal berlusconismo - è d’accordo con la figlia del Cavaliere. Laterza, in un’intervista a Jacopo Iacoboni per la Stampa del 5 dicembre, trova che Marina abbia posto in maniera utile alcuni temi chiave. La prima questione che pone Marina Berlusconi è la necessità politica di introdurre una regolamentazione fiscale per i giganti tech, social network, o giganti della distribuzione. Lei è d’accordo? «Noi qualche tempo fa abbiamo pubblicato un bel libro di un giurista, Guido Scorza, e Anna Masera, dove si raccoglieva l’idea di una Costituzione di Internet. È arrivato il tempo che Internet non solo abbia delle regole, ma uno statuto fondamentale. Penso soprattutto a due temi, la questione della privacy e quella della trasparenza. Quindi mi fa molto piacere che dei grandi gruppi come Mondadori, che pure nel loro comportamento in passato non hanno avuto un grande rispetto del mercato, e si sono mossi con una grande spregiudicatezza, si esprimano ora in questa direzione. Tra l’altro ricordo che anche loro sono stati oggetto di attenzioni dell’Antitrust, a mio parere ancora non sufficiente, e rimane una situazione di gran- de concentrazione, ancora molto squilibrata, nel mercato editoriale italiano». Se ne accorgono ora perché anche Mondadori, dinanzi ad Amazon, è un pesce piccolo? «Certo. Nel momento in cui c’è qualcuno ancora più grande, si rendono contro che a loro volta - senza regole - dentro una concorrenza globale, rischiano. Finché la concorrenza era solo italiana, non c’era problema». L’idea di una web tax le piace? Quando Enrico Letta la immaginò fu sommerso dalle critiche, spesso disoneste, come succede in Italia.  «Comincerei dal fatto che non è possibile che una libreria fisica abbia un regime di tassazione tra il 40 e il 50%. Finalmente anche l’Europa si è resa conto che non è possibile che i giganti del web paghino una frazione delle tasse delle librerie e delle case editrici: questo non è mercato, è una giungla».
 
Leggi l'intervista completa sul sito Inpiù 
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