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Farina: «Culle vuote? Indagare anche sugli uomini»

Alessandra Arachi, Corriere della Sera, 29 novembre

Redazione InPiù 01/12/2017

Un reparto maternità Un reparto maternità L’anno scorso in Italia sono nati 473.438 bambini, 12 mila in meno rispetto al 2015. Nell'arco di 8 anni, dal 2008 al 2016, le nascite sono diminuite di oltre 100 mila unità. Lo ha certificato l'Istat nell'ultimo rapporto su natalità e fecondità. Alessandra Arachi, del Corriere della Sera, ha intervistato sul tema Patrizia Farina, demografa dell’Università Bicocca di Milano e membro del Sistan, il Sistema statistico nazionale. I dati Istat continuano a certificare un calo delle nascite. «Un calo inevitabile». Perché? «Intanto per come è fatta la struttura della nostra popolazione, ci sono sempre meno donne e quindi sempre meno donne in età fertile. E poi esiste un’importante questione culturale che non possiamo ignorare». Cosa vuole dire? «Oggi diventare madre è uno dei tanti possibili obiettivi di una donna, sposata o non. Il problema è che noi donne qui in Italia non siamo capaci di trovare un compromesso fra essere madri o essere un’altra cosa». Quindi o facciamo l’una o facciamo l’altra? «Tendenzialmente è questo l’atteggiamento. E lo si può vedere bene analizzando altri numeri, dove l’Istat ci fa vedere che la riduzione del numero dei primi figli è responsabile al 57% del calo complessivo della fecondità». Come legge questo dato? «È un numero che abbatte in maniera evidente l’idea che non si fanno figli per problemi economici, perché questi frenano l’idea di fare un secondo o un terzo figlio. Ma quando non si mette al mondo il primo figlio lo si fa principalmente per tanti altri motivi. Però non è giusto fermarsi qui». Cosa intende? «Quando la statistica parla di fecondità dovrebbe indagare anche gli aspetti relativi agli uomini, la loro fertilità, i loro desideri, le loro aspettative». Ci vuole quindi anche un contributo statistico sugli uomini per indagare nel profondo la nostra denatalità? «Mi sembra logico. I figli si fanno in due. E le coppie in Italia dimostrano di non avere la voglia o la capacità di guardare avanti».
 
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