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Balls (Pimco): Italia verso normalità ma restano dubbi su debito

Federico Fubini, Corriere della Sera, 23 novembre

Redazione InPiù 24/11/2017

Balls (Pimco): Italia verso normalità ma restano dubbi su debito Balls (Pimco): Italia verso normalità ma restano dubbi su debito Pimco non vende Italia, ma neppure compra. Il più grande specialista al mondo in titoli di debito pubblico e privato, con 1,6 mila miliardi di dollari in gestione, resta «neutrale». Lo spiega Andrew Balls, capo globale degli investimenti del gruppo californiano, in un’intervista a Federico Fubini per il Corriere della Sera. I rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi molto. Dunque i problemi sul debito sono risolti? «Per il prossimo anno, le prospettive sono buone. La Banca centrale europea ridurrà i suoi interventi, ma è un processo relativamente lento. La crescita in Italia si anche è ripresa un po’, dunque per i prossimi 6-12 mesi le prospettive sono ragionevoli. Tra l’altro le modifiche alla legge elettorale riducono le probabilità che i 5 Stelle governino. Non mi preoccuperei molto per le elezioni». Questo è il breve termine. E nel medio e lungo? «In una prospettiva di tre- cinque anni ci sono ragioni di cautela. In primo luogo la Bce avrà portato a zero gli acquisti di titoli di Stato e forse alzerà i tassi d’interesse. Ciò potrebbe mettere un po’ sotto pressione il sistema». Il sistema Italia o Europa? «L’area euro in genere. E l’Italia». Vede altri fattori? «L’altra questione, anch’essa generale ma molto importante nel caso italiano, riguarda gli interrogativi che possono sorgere sul ritorno di una maggiore volatilità o di spread più alti una volta che la Bce non sia più impegnata a un obiettivo d’inflazione al 2%». Secondo lei non lo è? «Già a dicembre scorso la Bce ha ridotto gli interventi sul mercato con il “quantitative easing” (Qe) e ora i ritmi stanno continuando a ridursi». Non è normale, in ripresa? «A Pimco avevamo pensato che la Bce si sarebbe impegnata nel Qe più a lungo, perché non vediamo un ritorno dell’inflazione al 2% nei prossimi 2 o 3 anni. Neanche la Bce lo vede. Dunque questo per noi è motivo di cautela. C’è poi un po’ d’incertezza in più sul fatto che la banca centrale riprenda gli interventi, in caso di una prossima frenata dell’economia in Italia o in Europa».
 
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