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Marías: Indipendentismo catalano si è nutrito di bugie

Andrea Nicastro, Corriere della Sera, 11 ottobre

Redazione InPiù 11/10/2017

Marías: Indipendentismo catalano si è nutrito di bugie Marías: Indipendentismo catalano si è nutrito di bugie «L’indipendentismo catalano è un movimento totalitario per non dire quasi fascista. Si nutre di bugie e nasce da esigenze egoistiche, sia tra i suoi sostenitori sia tra i dirigenti politici. Andiamo incontro a giorni pericolosi. Fisicamente e politicamente. E tutto questo grazie al signor Puigdemont e ai suoi amici». Intervistato da Andrea Nicastro per il Corriere della Sera dell’11 ottobre, Javier Marías parla degli sviluppi della crisi catalana. Le interviste sono un supplizio per il timore di essere frainteso o forse anche solo di veder imbruttita la sua prosa fatta di frasi lunghissime. Questa volta, però, rischia. Il momento è troppo importante per non far sentire anche la voce di uno dei più importanti scrittori di Spagna. Marías, lei ha firmato tutti i manifesti degli intellettuali contro la «truffa del referendum» e contro la «dichiarazione d’indipendenza anti democratica». Non ha proprio alcuna simpatia per il secessionismo catalano? «No, certamente no, perché dovrei? Una parte della popolazione catalana è sempre stata indipendentista, ma è una minoranza. Anche oggi è così». Come facciamo a saperlo se non c’è stato un referendum legale? «Lo sappiamo da tutte le votazioni con garanzie democratiche del passato. Persino due anni fa alle elezioni catalane si sono contati. Il blocco separatista aveva presentato il voto come un plebiscito pro o contro l’indipendenza e ha ottenuto il 48%. Nonostante ciò hanno detto di avere una “chiara” maggioranza per andare avanti con i loro propostiti. Se negano l’aritmetica, non si può parlare di nulla». Perché dovrebbero essere obbligati a rimanere spagnoli? «Essere indipendentista è una cosa legittima, ma questo blocco politico ha deciso che la gente che non è d’accordo con loro semplicemente non conta. Così si sfocia nella dittatura». Nega anche il «diritto a decidere» con cui i secessionisti chiedevano un referendum legale? «Questo è un altro trucco. La società catalana ha votato in 35- 37 occasioni in questi decenni di democrazia: elezioni regionali, nazionali, europee in tutta libertà. Non si può accettare che una parte della popolazione decida di votare, poniamo, sulla reintroduzione della schiavitù. Non esiste un diritto assoluto a votare. Ci vuole una maggioranza che desideri esprimersi». 
 
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