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Salamé: «In Libia l'Europa parli con una voce sola»

Marco Bresolin, La Stampa, 8 settembre

Redazione InPiù 08/09/2017

Ghassan Salamé Ghassan Salamé Ghassan Salamé, inviato speciale dell'Onu in Libia, vive ancora confinato nel suo quartier generale a Tunisi. Le condizioni di sicurezza non gli consentono di lavorare a pieno regime a Tripoli. Ma entro la fine di settembre, ha rivelato a Marco Bresolin de La Stampa, è attesa la svolta: un contingente di caschi blu verrà dispiegato sul terreno per presidiare i luoghi sensibili. E così la missione farà un balzo decisivo. Quali saranno le prossime mosse dell’Onu in Libia? «È nostro dovere stare il più vicino possibile ai libici per renderci utili e aiutarli. Per questo vogliamo aumentare la nostra presenza. Abbiamo allestito un piccolo compound che potrà ospitare una parte sostanziosa della nostra missione». Da anni si parla del possibile impiego di un contingente di caschi blu: quando arriveranno? «Credo che possano essere dispiegati già nelle prossime settimane. Questo ci permetterà, verso l’inizio di ottobre, di condurre una parte significativa delle nostre attività in Libia. Cosa che non è stata possibile dal 2014». Crede che sia possibile organizzare elezioni il prossimo anno, come previsto dall’accordo tra Haftar e Sarraj a Parigi? «Le elezioni sono il modo più democratico per esprimere le proprie scelte politiche. Però in Libia le scorse elezioni non hanno portato a un ricambio, ma solo a un’accumulazione di istituzioni. Anziché sostituire certe figure, ne hanno aggiunte altre. Bisogna quindi essere sicuri che portino a una vera rotazione, non a un incremento». In Europa ci sono molte iniziative sulla Libia, da parte di diversi Stati. Forse sono troppe? «E purtroppo non soltanto in Europa. Credo che il proliferare di iniziative, di mediazioni, non aiuti». Sta parlando all’Italia e alla Francia? «Parlo a tutti. Organizzazioni, governi, eccetera… I libici sono confusi. Ci sono sei-sette diverse operazioni davanti ai loro occhi. Non fatemi citare nessuna di queste, non voglio fare nomi, europei o non europei. Ma ricordatevi: troppi cuochi guastano la cucina».
 
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