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L'indagine mafia-appalti: tristi polemiche

Nel giorno della commemorazione della strage di Capaci

Luciano Panzani 25/05/2026

L'indagine mafia-appalti: tristi polemiche L'indagine mafia-appalti: tristi polemiche Ha scritto Il Dubbio il 15 aprile, dando notizia della richiesta di archiviazione della Procura di Caltanissetta dell’indagine con cui si era cercato di capire come era stato gestito il dossier mafia appalti (e il suo “doppione” di Massa Carrara), ritenuto tra le cause della strage di via D'Amelio, che le conclusioni del Procuratore De Luca e degli altri magistrati della Procura sono “una condanna morale e professionale per un intero sistema di potere dell’allora Palazzo di Giustizia di Palermo”. Siamo dopo la strage di Capaci e la morte di Falcone. Borsellino aveva chiesto chiarimenti sull’indagine e pare che gli fosse stato celato che l’allora Procuratore di Palermo, Gianmanco, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. Il rapporto dei Ros dei Carabinieri consegnato il 16 febbraio 1991 descriveva un sistema unitario di gestione mafiosa degli appalti in Sicilia, che comprendeva molti nomi illustri tra cui il gruppo Ferruzzi. Falcone aveva definito questo sistema come «una centrale unica di natura sicuramente mafiosa che dirige l’assegnazione degli appalti e soprattutto l’esecuzione degli appalti medesimi, con inevitabili coinvolgimenti delle amministrazioni locali». Gianmanco aveva mandato l’intero dossier all’allora Ministro della Giustizia Martelli, in via informale. Martelli l’aveva restituito lamentando le modalità di trasmissione e la violazione del segreto istruttorio, che verosimilmente si accompagnava ad una intenzionale fuga di notizie. Già prima della strage di Capaci il procedimento era stato smembrato con distribuzione degli atti tra varie Procure.  Alla morte di Borsellino e alla rivolta dei sostituti della Procura di Palermo contro Gianmanco era seguita la nomina di Caselli a Procuratore di Palermo. Caselli, lo scorso luglio, nella sua audizion alla Commissione Antimafia, aveva detto: “Falcone e Borsellino sono stati due eroi moderni, di epica grandezza, veri giganti della storia non soltanto giudiziaria e non soltanto italiana: sostenere che sono stati uccisi esclusivamente perché volevano occuparsi di mafia e appalti equivale a farne dei funzionari onesti, solerti e capaci, ma ben al di sotto del loro valore storico”. Caselli ha individuato nella sete di vendetta di Totò Riina e nella volontà di fermare il regime di carcere duro del 41-bis i moventi delle stragi. 
 
La tesi che l’indagine mafia-appalti sia stata la causa della morte di Falcone e soprattutto di Borsellino è invece sostenuta dall’attuale maggioranza di destra, che ha orientato in questo senso i lavori della Commissione Antimafia. Di qui le recentissime polemiche: il sen. Gasparri ha preso posizione contro Scarpinato, già P.G. a Palermo ed ora deputato 5 Stelle in Commissione Antimafia: “I depistatori grillini non conoscono tregua. Sulle stragi di mafia la Commissione Antimafia, con la presidenza di Chiara Colosimo e con la chiarezza delle posizioni di molti di noi, sta portando a delle verità . Le intercettazioni di Scarpinato e Natoli, gli insulti alla famiglia Borsellino, parlano più di tante altre menzogne diffuse”. L’on. Trancassini di F.lli d’Italia: “Triste vedere giornata di memoria e unità  trasformata in occasione di odio politico. Piena vicinanza e solidarietà  alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Quanto accaduto a Palermo durante il corteo per il ricordo della strage di Capaci è grave e inaccettabile”. L’on. Trancassini si è riferito alla reazione di alcuni dimostranti alla presenza della Colosimo alla cerimonia di commemorazione della strage di Capaci a Palermo e alle critiche di Conte nei confronti della stessa Colosimo, proprio in ragione del credito che l’Antimafia sta dando alla tesi dell’indagine mafia-appalti come causa scatenante della strage. I componenti di Fdi della Commissione Antimafia hanno rilasciato polemizzato con Conte e Scarpinato, membro della Commissione, che a loro avviso dovrebbe dimettersi e deporre sui fatti a sua conoscenza. L’indagine mafia-appalti, che ha visto tra i soggetti indagati anche nomi illustri di magistrati che si sono occupati in passato per molti anni delle indagini sulla mafia come Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli, non aggiunge molto a quanto già si sapeva della gestione di Gianmanco. E probabilmente non sarà mai chiarito del tutto se il processo mafia-appalti abbia contribuito alla volontà mafiosa di sopprimere Falcone e Borsellino, anche se a nostro avviso quanto affermato da Caselli, anche alla luce dei mezzi eccezionali che la mafia utilizzò per sopprimere i due magistrati, appare più plausibile. Ciò che tuttavia appare inaccettabile è che anche questa vicenda sia offuscata da polemiche di basso profilo, tanto più stridenti quando le si confronta con il profilo altissimo delle vittime dei due attentati del 1992. Un altro segno della decadenza politica, culturale, etica del nostro Paese.
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