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Perché Meloni vuole una nuova legge elettorale

Abolire i collegi uninominali dove rischia di perdere

Paolo Mazzanti 27/11/2025

Perché Meloni vuole una nuova legge elettorale Perché Meloni vuole una nuova legge elettorale Dopo le regionali che hanno visto un ridimensionamento del centrodestra al Sud, un incubo agita la Meloni: quello della sconfitta o del pareggio alle politiche del 2027. Nel 2022 il centrodestra ha stravinto perche’ ha conquistato la grande maggioranza dei collegi uninominali (alla Camera ben 121 su 147), grazie alla divisione del centrosinistra. Ma se Pd e M5S si presenteranno uniti, come alle regionali, il centrosinistra conquistera’ molti piu’ collegi uninominali (soprattutto al Sud e al Senato) e potrebbe strappare la vittoria. Ma e’ probabile anche un pareggio, magari con una Camera al centrodestra e una al centrosinistra. Il che aprirebbe la strada a un nuovo governo tecnico di larghe intese, insediato da Mattarella,  che Meloni vede come il fumo negli occhi. Da qui, in nome della stabilita’ di governo, la proposta di modificare il sistema elettorale rilanciata a urne ancora calde dal meloniano Donzelli, che ha invocato una legge simile a quella delle Regioni. Ma una legge siffatta, che prevede l’elezione diretta del Presidente, non si puo’ fare per legge ordinaria, perche’ prevede una modifica costituzionale, analoga a quella del premierato, che la destra vuole rilanciare ma che non potrebbe essere approvata in questa legislatura.
 
Per fare in tempo per le elezioni del 2027 bisognera’ dunque contentarsi di una legge proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento per scoraggiare la proliferazione delle liste: chi arriva primo, oltre la soglia del 40% (stabilita dalla Corte costituzionale) ottiene il 55% dei seggi. FdI cercherà di inserire nella scheda elettorale il nome del candidato premier, o almeno del capo del partito/coalizione. Ma e’ molto probabile che questo inserimento sia incostituzionale, perche’ configurerebbe un’ elezione diretta surrettizia del premier. Intanto, le coalizioni sono tutt’altro che compatte: in maggioranza, la Lega ha gia’ detto che la legge attuale va benissimo, mentre Fi sarebbe disponibile al premio di maggioranza, ma senza indicazione del premier (che favorirebbe il partito della Meloni). All’opposizione, il Pd sembra orientato a mantenere l’attuale legge, mentre il M5S pare piu’ disponibile a discuterne una nuova. Non sara’ una passeggiata.
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