Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le geremiadi sull'astensione

Le proposte di voto elettronico o di far votare i fuori sede negli uffici postali

Paolo Mazzanti 26/11/2025

Le geremiadi sull'astensione Le geremiadi sull'astensione Come al solito, dopo le elezioni ad ad alto tasso di astensionismo (domenica e lunedì ha votato meno del 45% degli elettori, il 12% in meno di 5 anni fa) si alzano geremiadi sulle sorti della democrazia, cui partecipano per la verita’ piu’ i giornalisti e i professori dei politici, che paiono piu’ interessati a mobilitare i propri seguaci piuttosto che a faticare per conquistare il voto degli astensionisti convincendoli ad andare alle urne. C’è anche chi si e’ chiesto al di sotto di quale soglia di partecipazione al voto la democrazia non sia piu’ tale e chi ammonisce gli eletti che con alta astensione la loro legittimità democratica e’ carente. Purtroppo non c’è nessuna soglia di “democraticità” elettorale e gli eletti (a cominciare dalla Meloni) se ne fanno un baffo della loro scarsa legittimazione.
Poi l’astensione ha diverse facce: c’è chi proprio se ne frega; chi prova disgusto per la politica; chi non si mobilita di fronte a risultati scontati (come in Veneto e Puglia) e anche chi non va alle urne perche’ si sente tutelato chiunque vinca, e questo e’ un segno positivo di maturità democratica. La nostra Costituzione definisce il voto “un dovere civico”, ma non sanziona chi se ne sottrae. E in una societa’ sempre piu’ mobile, dove molti cittadini lavorano e studiano lontano dalla residenza e gli italiani all’estero possono votare solo alle politiche,  e’ fatale che l’astensione tenda ad aumentare. Per di piu’, mentre dialoghiamo, compriamo, paghiamo e investiamo on line dal nostro computer o cellulare, siamo costretti a votare come nell’Ottocento, recandoci fisicamente ai seggi. Una commissione voluta dal governo Draghi e presieduta da Franco Bassanini aveva proposto di istituire seggi elettorali negli uffici postali per far votare i fuori sede (nulla di fatto) e la Fondazione Astrid sta elaborando un sistema di voto elettronico a prova di brogli digitali. Dunque: se si vuole, si puo’ rendere piu’ semplice il voto, come gia’ avviene in molti Paesi. Ma vogliono i nostri politici? Bisognerebbe incentivarli. Per esempio, l’economista  Sergio Ricossa buonanima aveva proposto di commisurare i seggi al numero di votanti: vota il 45%? Si eleggono il 45% dei parlamentari o dei consiglieri regionali. Ma sono sogni da intellettuali. Purtroppo.
Altre sull'argomento
Altro parere
Altro parere
Se la fuga dalle urne è anche non voluta
L'Italia tra senso civico e declino
L'Italia tra senso civico e declino
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Altro parere
Altro parere
Regionali con lezione: i candidati vanno scelti per tempo
Il rifiuto delle urne
Il rifiuto delle urne
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.