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Le geremiadi sull'astensione
Le proposte di voto elettronico o di far votare i fuori sede negli uffici postali
Paolo Mazzanti 26/11/2025
Poi l’astensione ha diverse facce: c’è chi proprio se ne frega; chi prova disgusto per la politica; chi non si mobilita di fronte a risultati scontati (come in Veneto e Puglia) e anche chi non va alle urne perche’ si sente tutelato chiunque vinca, e questo e’ un segno positivo di maturità democratica. La nostra Costituzione definisce il voto “un dovere civico”, ma non sanziona chi se ne sottrae. E in una societa’ sempre piu’ mobile, dove molti cittadini lavorano e studiano lontano dalla residenza e gli italiani all’estero possono votare solo alle politiche, e’ fatale che l’astensione tenda ad aumentare. Per di piu’, mentre dialoghiamo, compriamo, paghiamo e investiamo on line dal nostro computer o cellulare, siamo costretti a votare come nell’Ottocento, recandoci fisicamente ai seggi. Una commissione voluta dal governo Draghi e presieduta da Franco Bassanini aveva proposto di istituire seggi elettorali negli uffici postali per far votare i fuori sede (nulla di fatto) e la Fondazione Astrid sta elaborando un sistema di voto elettronico a prova di brogli digitali. Dunque: se si vuole, si puo’ rendere piu’ semplice il voto, come gia’ avviene in molti Paesi. Ma vogliono i nostri politici? Bisognerebbe incentivarli. Per esempio, l’economista Sergio Ricossa buonanima aveva proposto di commisurare i seggi al numero di votanti: vota il 45%? Si eleggono il 45% dei parlamentari o dei consiglieri regionali. Ma sono sogni da intellettuali. Purtroppo.
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