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Sciopero, la CGIL sbaglia mira
Le cose da fare, a partire dal contrasto all'evasione, sono tante, ma la redistribuzione per il tramite dell'Irpef o di patrimoniali non è un obiettivo ragionevole
Giampaolo Galli 12/11/2025
Per fortuna, le audizioni hanno ricordato le precedenti misure di alleggerimento fiscale, da quella del governo Draghi nel 2021 alle precedenti manovre del governo attuale. E come ha detto – nero su bianco – l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, alla fine di questo ciclo di interventi l’imposta è diventata più progressiva e ha dunque accentuato il suo carattere redistributivo. Quale altra redistribuzione vogliamo (o meglio, vuole la CGIL, con sinistra al seguito) in un paese in cui 13 milioni di contribuenti sono pressoché esenti, il 50% dei contribuenti paga solo il 7% del totale Irpef e l’aliquota massima (43%) colpisce i redditi da 50mila euro in su, un livello tre volte più basso di quello di paesi come la Francia che hanno un Pil pro capite vicino al nostro? Le cose da fare, a partire dal contrasto all’evasione, sono tante, ma la redistribuzione per il tramite dell’Irpef o anche di un aggravio delle attuali imposte sui patrimoni non è un obiettivo ragionevole. Infine, come non condividere l’opinione espressa dalla Banca d’Italia secondo cui il fiscal drag è stato interamente restituito e il recupero dei salari rispetto all’inflazione è un compito delle parti sociali? Landini curi il sindacato, non cerchi di estrarre altre risorse alle esangui casse dello Stato.
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