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Sciopero, la CGIL sbaglia mira

Le cose da fare, a partire dal contrasto all'evasione, sono tante, ma la redistribuzione per il tramite dell'Irpef o di patrimoniali non è un obiettivo ragionevole

Giampaolo Galli 12/11/2025

Sciopero, la CGIL sbaglia mira Sciopero, la CGIL sbaglia mira La CGIL ha proclamato l’usuale sciopero generale contro la Legge di Bilancio. La tesi che questa legge favorisce i ricchi ha avuto un notevole riscontro su una parte delle stampa ed è stata ripresa dai leader dell’opposizione. Sono così circolate interpretazioni alquanto fantasiose delle audizioni della Banca d’Italia, dell’Istat e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. La Banca d’Italia ha detto che la riduzione della seconda aliquota Irpef da 35 a 33% darebbe un beneficio ai contribuenti con reddito superiore ai 28 mila euro (certo, è stata fatta apposta per questi redditi!) e “in misura crescente fino a 440 euro annui per i redditi pari o superiori a 50 mila euro”. Apriti cielo! Il 2% di 50 mila è più alto del 2% di 28mila! Insomma, si vuole un sistema fiscale che pesi di più sui redditi alti; è ovvio che quando si riduce un’ aliquota si sgrava di più (in valore assoluto, non in percentuale) chi dichiara di più.   Per l’Istat con la riduzione dell’Irpef “oltre l’85% delle risorse sono destinate alle famiglie dei due quinti più ricchi della distribuzione del reddito”. Anche qui, apriti cielo: si favoriscono i ricchi. Peccato che i due quinti più ricchi sono il 40% e che il 40% della distribuzione comincia – guarda caso- proprio con 28mila euro, ossia 1.880 euro al mese!  E che su questo 40% grava quasi l’80% del gettito Irpef. Fatto sta che per buona parte dei leader dell’opposizione la nuova frontiera della ricchezza è diventata 28 mila euro!
 
Per fortuna, le audizioni hanno ricordato le precedenti misure di alleggerimento fiscale, da quella del governo Draghi nel 2021 alle precedenti manovre del governo attuale. E come ha detto – nero su bianco – l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, alla fine di questo ciclo di interventi l’imposta è diventata più progressiva e ha dunque accentuato il suo carattere redistributivo. Quale altra redistribuzione vogliamo (o meglio, vuole la CGIL, con sinistra al seguito) in un paese in cui 13 milioni di contribuenti sono pressoché esenti, il 50% dei contribuenti paga solo il 7% del totale Irpef e l’aliquota massima (43%) colpisce i redditi da 50mila euro in su, un livello tre volte più basso di quello di paesi come la Francia che hanno un Pil pro capite vicino al nostro? Le cose da fare, a partire dal contrasto all’evasione, sono tante, ma la redistribuzione per il tramite dell’Irpef o anche di un aggravio delle attuali imposte sui patrimoni non è un obiettivo ragionevole. Infine, come non condividere l’opinione espressa dalla Banca d’Italia secondo cui il fiscal drag è stato interamente restituito e il recupero dei salari rispetto all’inflazione è un compito delle parti sociali? Landini curi il sindacato, non cerchi di estrarre altre risorse alle esangui casse dello Stato.  
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