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L'irritazione di Meloni per i maxi stipendi

Dopo il “caso Brunetta” bisogna mettere a dieta la pubblica amministrazione

Paolo Mazzanti 11/11/2025

L'irritazione di Meloni per i maxi stipendi L'irritazione di Meloni per i maxi stipendi Lo sconcerto per l’auto-aumento di stipendio (da 250 a 311 mila euro) del presidente del CNEL (già pluripensionato) Renato Brunetta è stato tale che persino la premier Meloni ha sentito il dovere di far filtrare la propria irritazione. Ma Brunetta, che dopo il rimbrotto della premier ha fatto marcia indietro, non e’ stato ne’ il primo ne’ l’unico. Appena la Consulta ha improvvidamente abolito il tetto di 250 mila euro (emolumento del Capo dello Stato) per gli stipendi pubblici, i primi a decidere di aumentarsi la paga sono stati gli alti dirigenti Inps. E chissà quanti seguirebbero, facendo lievitare la spesa pubblica, se il governo non metterà un freno, come sembra intenzionato a fare.
 
Poi c’è la continua espansione dell’area pubblica: la riforma della giustizia, per cui voteremo al referendum, triplica gli organi di autogoverno dei magistrati: due Csm invece di uno e la nuova Alta Corre disciplinare: e siamo certi che triplicheranno anche i costi. Il Parlamento ha appena approvato il nuovo Statuto della Regione speciale Friuli Venezia-Giulia che ripristina l’elezione diretta delle Province, il che aumenterà inesorabilmente i loro costi. E sarà solo il primo passo: presto, come vuole la Lega, potremmo avere di nuovo tutte le Province elette direttamente. Così come c’è il progetto di aumentare gli assessorati nelle piccole Regioni e si vocifera che per trovare l’accordo spartitorio tra i partiti di maggioranza, i prossimi commissari dell’Autorita’ dell’energia potrebbero  aumentare da 5 a 7. Insomma, l’espansione del “pubblico” e dei relativi costi pare inarrestabile ed e’ fatale che i tagli di spesa dei ministeri previsti dalla manovra (2,1 miliardi quest’anno) si traducano in meno stanziamenti per cittadini, imprese e infrastrutture. Invece di far filtrare la propria irritazione, Meloni, se ha coraggio, metta a dieta rigida le strutture e i dipendenti pubblici con una vera spending review. Altrimenti avremo sempre più dirigenti pubblici sempre piu’ benestanti. E cittadini sempre più tartassati e impoveriti.
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