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L'arresto di Almasri (in Libia) imbarazza il Governo
La Corte penale internazionale deve decidere sul deferimento del nostro Paese all'Onu
Luciano Panzani 10/11/2025
Ricordiamo che l’ordinanza di scarcerazione della Corte di appello di Roma afferma che il mandato di arresto della Cpi era stato emesso il 18 gennaio e che la polizia di Torino aveva commesso un errore procedurale, applicando le norme che regolano l’estradizione su mandato di arresto internazionale e non quelle, diverse, che riguardano i mandati della Cpi, per i quali l’arresto deve essere ordinato dalla Corte di appello, su richiesta del Ministro della Giustizia. Le spiegazioni che Nordio ed il Governo hanno dato della mancata richiesta del Ministro sono state molteplici ed hanno spaziato dal fatto che il mandato d’arresto della Cpi era corredato da documenti scritti in inglese, che avrebbero dovuto essere tradotti e ciò richiedeva tempo (vi erano anche errori), alle dichiarazioni del sottosegretario Mantovano, secondo cui il Governo liberò Almasri per possibili ritorsioni sugli italiani in Libia. Nel frattempo la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere per Meloni, Nordio e Mantovano. Il 17 ottobre la Cpi ha accertato il mancato rispetto dell’Italia dei propri obblighi, respingendo le spiegazioni del nostro Governo ma ha rinviato la decisione sull’eventuale nostro deferimento all’Assemblea degli Stati Parte o al Consiglio di Sicurezza Onu, in attesa di ulteriori chiarimenti. La vicenda è stata certamente gestita male dal Governo e in particolare dal Ministero della Giustizia, per le spiegazioni contraddittorie fornite. Il nostro Governo si è trovato in difficoltà per gli accordi di cooperazione stipulati (anche dai predecessori) con la Libia in cambio del controllo dei migranti. Così la scelta, eminentemente politica, del rimpatrio di Almasri, non è stata esplicitata ed è stato lasciato il compito di spiegarla a Nordio, che non aveva chiesto l’esecuzione del mandato della Cpi, come le norme imponevano (e vi è una questione di legittimità costituzionale in proposito). Ora è possibile che la norma venga modificata per evitare il deferimento dell’Italia all’Onu. Sullo sfondo, il fatto che la CPI non è riconosciuta da Usa, Russia, Cina, India, Israele, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Sudan e Turchia (per citare i più importanti) e che ha emesso ordini di arresto per Putin e Netanyahu, verosimilmente destinati a restare lettera morta.
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