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L'arresto di Almasri (in Libia) imbarazza il Governo

La Corte penale internazionale deve decidere sul deferimento del nostro Paese all'Onu

Luciano Panzani 10/11/2025

L'arresto di Almasri (in Libia) imbarazza il Governo L'arresto di Almasri (in Libia) imbarazza il Governo Il caso Almasri continua a far discutere, dopo che la premier Meloni ha annunciato che il generale libico era stato arrestato dalle Autorità del suo Paese con mandato di cattura emesso prima che egli fosse trasferito in Libia con un volo di Stato italiano. In pratica, secondo il Governo, col rimpatrio, Almasri sarebbe stato consegnato al suo giudice naturale. In realtà dalla deposizione dei mesi scorsi dal capo dell’Aise Caravelli  al Tribunale dei ministri, il trasferimento avvenne il 21 gennaio e il mandato di cattura arrivò in Italia solo il 22. Inoltre Almasri è stato espulso, non estradato, ed è stato festeggiato dalla sua milizia Rada all’ arrivo a Tripoli. L’arresto, quasi certamente figlio del declino della Rada, è avvenuto solo ora, su iniziativa del primo ministro libico Daibaba, che è riuscito a riportare sotto controllo la milizia. L’ arresto è stato motivato per gli stessi reati su cui si fondava il provvedimento della Corte penale internazionale (Cpi) cui il nostro Ministro della Giustizia non ha dato esecuzione: torture di migranti e omicidio di almeno uno di loro.
 
Ricordiamo che l’ordinanza di scarcerazione della Corte di appello di Roma afferma che  il mandato di arresto della Cpi era stato emesso il 18 gennaio e che la polizia di Torino aveva commesso un errore procedurale, applicando le norme che regolano l’estradizione su mandato di arresto internazionale e non quelle, diverse, che riguardano i mandati della Cpi, per i quali l’arresto deve essere ordinato dalla Corte di appello, su richiesta del Ministro della Giustizia. Le spiegazioni che Nordio ed il Governo hanno dato della mancata richiesta del Ministro sono state molteplici ed hanno spaziato dal fatto che il mandato d’arresto della Cpi era corredato da documenti scritti in inglese, che avrebbero dovuto essere tradotti e ciò richiedeva tempo (vi erano anche errori), alle dichiarazioni del sottosegretario Mantovano, secondo cui il Governo liberò Almasri per possibili ritorsioni sugli italiani in Libia. Nel frattempo la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere per Meloni, Nordio e Mantovano. Il 17 ottobre la Cpi ha accertato il mancato rispetto dell’Italia dei propri obblighi, respingendo le spiegazioni del nostro Governo ma ha rinviato la decisione sull’eventuale nostro deferimento all’Assemblea degli Stati Parte o al Consiglio di Sicurezza Onu, in attesa di ulteriori chiarimenti. La vicenda è stata certamente gestita male dal Governo e in particolare dal Ministero della Giustizia, per le spiegazioni contraddittorie fornite. Il nostro Governo si è trovato in difficoltà per gli accordi di cooperazione stipulati (anche dai predecessori) con la Libia in cambio del controllo dei migranti. Così la scelta, eminentemente politica, del rimpatrio di Almasri, non è stata esplicitata ed è stato lasciato il compito di spiegarla a Nordio, che non aveva chiesto l’esecuzione del mandato della Cpi, come le norme imponevano (e vi è una questione di legittimità costituzionale in proposito). Ora è possibile che la norma venga modificata per evitare il deferimento dell’Italia all’Onu. Sullo sfondo, il fatto che la CPI non è riconosciuta da Usa, Russia, Cina, India, Israele, Iran, Egitto, Arabia Saudita, Sudan e Turchia (per citare i più importanti) e che ha emesso ordini di arresto per Putin e Netanyahu, verosimilmente destinati a restare lettera morta.
 
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