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Come giudicare la riforma della giustizia

Maggiore terzietà del giudice ma anche pm più “accusatori”

Paolo Mazzanti 03/11/2025

Come giudicare la riforma della giustizia Come giudicare la riforma della giustizia Benefica? Dannosa? O semplicemente inutile? Non è facile giudicare la riforma della giustizia che dovremo votare nel referendum confermativo di primavera. Il proposito di rafforzare la terzieta’ del giudice con la separazione dal pm (ma già oggi i passaggi da una funzione all’altra sono pochissimi) appare benefica, perché sembra mettere su un piano di maggiore parità accusa e difesa. Ma nel nostro ordinamento, almeno sinora, anche i pm devono puntare alla verità (processuale) e dunque se occultano prove favorevoli all’imputato vengono perseguiti, come accaduto a Milano nel processo Eni. E non è rassicurante la prospettiva di un corpo di duemila pm “accusatori” (c’è chi dice “avvocati della polizia”) sempre più autoreferenziali, con un proprio Csm, che faranno di tutto per far condannare l’imputato (come vediamo nei film americani), per fare carriera e bella figura nelle statistiche.
 
C’è poi l’estrazione a sorte dei componenti dei due Csm e della nuova Alta Corte disciplinare per “tagliare le unghie alle correnti politicizzate” dei magistrati. Ma se la politicizzazione è così negativa, perché non estrarre a sorte anche i parlamentari, o almeno i dirigenti delle aziende pubbliche? Il rischio, paventato da molti, e’ che domani, magari per evitare eccessi di potere “inquisitorio” dei pm, si arrivi alla riforma dell’ obbligatorietà dell’azione penale, anticamera di una qualche forma di sottoposizione al governo. E infine, l’unica cosa certa e’ che con tre organismi (due Csm e l’Alta Corte), al posto dell’attuale unico Csm, aumenterà la spesa pubblica. Ma di questo non importa nulla a nessuno.
 
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