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I costi e i “ricavi” delle intercettazioni

Per il procuratore Gratteri bisogna anche considerare i sequestri dei beni della criminalità

Luciano Panzani 10/07/2024

I costi e i “ricavi” delle intercettazioni I costi e i “ricavi” delle intercettazioni Le polemiche sulla giustizia hanno investito nuovamente l’utilità ed i limiti delle intercettazioni, strumento fondamentale per la ricerca della prova, ma anche fortemente lesive della sfera personale dell’indagato. La legge le limita pertanto ai reati di maggior gravità, ma in concreto l’uso che se ne fa è ampio e le ricadute non sono sempre positive, sia perché dalle cronache abbiamo avuto notizia di intercettazioni che sono durate molto a lungo, sia perché sovente il segreto istruttorio non viene rispettato. Le intercettazioni si prestano quindi a gogne mediatiche, anche su temi estranei al reato contestato. Di qui l’idea di limitarle, motivata anche con il costo, 239 milioni all’anno (in calo dai 300 del 2009). Il Procuratore di Napoli, Gratteri, ha replicato che basta un sequestro di beni della criminalità organizzata per centinaia di milioni, come talvolta avviene, per ripagare l’Erario dell’esborso sostenuto (nei giorni scorsi l’indagine romana sul riciclaggio ha portato al sequestro di oltre 130 milioni).  Gratteri non dice però che il sequestro non basta, occorre la confisca, possibile soltanto all’esito del processo penale o, quando ne ricorrono i presupposti, del provvedimento finale in caso di misura di prevenzione antimafia. Anche così l’alienazione o il riutilizzo dei beni sono in molti casi problematici, perché ad esempio un’azienda che prospera perché protetta dalla criminalità organizzata, separata dai suoi protettori facilmente fallirà.
 
Il vero scopo dei sequestri, e della confisca quando interviene (ci sono anche casi in cui i beni vengono dissequestrati), è tuttavia sottrarre disponibilità alla criminalità organizzata. Questo risultato in genere viene realizzato con grande efficacia. Portare denaro allo Stato è tutt’altra storia e non è detto che ci si riesca, tantomeno in tempi brevi. D’altra parte, il costo delle intercettazioni non è una seria ragione per limitarle. Nessuno penserebbe che si debba risparmiare sulle intercettazioni che possono permettere di scoprire il responsabile di un omicidio o di uno stupro. Ci si lamenta in genere del costo per individuare un supposto eccesso di indagini in casi che non lo meritano, ipotesi di accanimento o di perseguimento, oltre i limiti del ragionevole, di teoremi accusatori. Il problema, dunque, non sono i costi, ma l’eccesso, l’esagerazione, la mancanza di tutele e controlli efficienti. Di questo e non dei costi dovremmo occuparci. Salvo osservare che 239 milioni non sono una gran cifra, se non per il bilancio del Ministero della Giustizia, che in sé, tolte le spese incomprimibili per personale e carceri, è davvero esiguo.
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