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Le crepe nel doppio gioco di Meloni

La maggioranza lacerata sul voto a Von der Leyen (come M5S e Lega nel 2019)

Riccardo Illy 02/07/2024

Le crepe nel doppio gioco di Meloni Le crepe nel doppio gioco di Meloni La proverbiale capacità di fare il doppio gioco di Giorgia Meloni sta mostrando qualche crepa. La vicenda dei fratellini d'Italia ripresi mentre si lasciavano andare a stantii ritornelli fascisti, razzisti e antisemiti, in una competizione a distanza con il generale Vannacci, è stata affrontata maldestramente dalla segretaria di FdI. Invocare il Presidente della Repubblica, che peraltro non ha raccolto la chiamata in causa, è stato un inutile tentativo di spostare l’attenzione dall’inaccetabile comportamento dei giovani membri del partito sulle modalità di raccolta e diffusione delle immagini incriminate. Se avesse voluto uscire dall’ambiguita Giorgia avrebbe potuto cogliere l’occasione per sbarazzarsi della fiamma tricolore che evoca le radici, o quantomeno l’ispirazione, fasciste del partito. Rinnegandole in via definitiva come fece Gianfranco Fini a Fiuggi. L’altro doppio gioco, anzi gli altri, che non ha per ora funzionato è quello nella partita delle nomine di vertice della UE. È insostenibile presiedere il gruppo ECR di cui fanno parte Vox e altri partiti antieuropei e pretendere di essere invitati al tavolo dei grandi per spartire le cariche. E anche invocare l’invito come Premier italiano vale poco; della maggioranza che la sostiene fa parte la Lega che è altrettanto antieuropea.
 
Così per la prima volta l’Italia non ha votato nel Consiglio d’Europa per i candidati al vertice. Il braccio di ferro si chiuderà probabilmente con un incarico accettabile per l’Italia e il voto (segreto) per von der Leyen di FdI nel Parlamento europeo. Dove voteranno a favore anche i popolari di FI ma voteranno contro i leghisti. Evocando la vicenda del 2019, quando il M5S votò a favore della prima Presidente della Commissione ma la Lega (che allora prese il 34,3% dei voti) votò contro. Di lì a poco la improbabile coalizione giallo-verde andò in crisi e il Governo Conte I terminò. Non andrà così anche stavolta perché, al di là di alcune anche importanti differenze di vedute, i partiti di governo si collocano chiaramente nell'area del centrodestra. Nel caso di M5S e Lega, invece, le eccezioni erano i punti in comune; frutto di un reciproco scambio di sostegno ai provvedimenti chiave di due partiti che stavano e stanno agli antipodi. Tranne che nei rapporti con Putin. 
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