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Un'astensione e due no per Meloni

La premier per ora si autoisola nell'Unione europea

Paolo Mazzanti 28/06/2024

Un'astensione e due no per Meloni Un'astensione e due no per Meloni È finita con un’astensione e due no la promessa della premier Meloni di “cambiare l’Europa”. Per ora l’Europa va avanti per conto suo, approvando nel Consiglio europeo, con 24 governi a favore su 27, i “top jobs” (Von der Leyen alla presidenza della Commissione, Costa presidente del Consiglio, Kallas Alto rappresentante) con Meloni all’opposizione, insieme a Ungheria (che però ha votato a favore di Costa) e Slovacchia. Persino il premier ceco Fiala, “alleato” di Meloni nei conservatori di Ecr, ha votato a favore. Nonostante le aperture del Ppe di ieri, Meloni è stata conseguente col duro discorso di mercoledì alla Camera in cui ha accusato popolari, socialisti e liberali di aver deciso “da soli” (ma sono la maggioranza) le nomine con una “convention ad excludendum” che ha penalizzato soprattutto lei.
 
La verità è che la destra, nonostante l’aumento di voti,  ha fallito l’assalto a Bruxelles e non esiste oggi una euromaggioranza senza socialisti. Meloni avrebbe dovuto prendere atto dei numeri, abbandonare l’ antagonismo da capo dei conservatori e far prevalere le ragioni istituzionali dell’Italia da cui, come ha detto Mattarella “l’Europa non puo’ prescindere”, a meno che non sia l’Italia ad autoescludersi, a “prescindere da se stessa”. Invece Meloni ha fatto prevalere il suo ruolo di leader della destra europea su quello di premier italiana e si è astenuta su Von der Leyen anche per “coprire” il conflitto nella sua maggioranza: Fi a favore, Lega contro. Ha poi votato no al socialista Costa e anche alla liberale estone Kallas, nonostante il suo cristallino anti putinismo.
 
E adesso? Ci sono 20 giorni per arrivare alla votazione decisiva su Von der Leyen all’Europarlamento, dove i voti di FdI (come quelli dei Verdi) potrebbero essere utili per compensare gli eventuali franchi tiratori della maggioranza. Nel frattempo si saranno svolte le elezioni francesi e Meloni potrà decidere come far votare i suoi europarlamentari su Ursula con tutti i dati sul tavolo. Compreso il destino della destra europea, che si sta dividendo in ben 4 gruppi: Ecr di Meloni (e Fiala) che è a pezzi, Id di Le Pen e Salvini, il gruppo che sta nascendo attorno ai tedeschi di Afd e quello cui sta lavorando Orban, che potrebbe scippare a Giorgia i conservatori polacchi di Mazowiecki. Con questi chiari di luna sembra sempre più complicato ottenere quella vicepresidenza esecutiva e quel portafoglio “di peso” che Meloni continua imperterrita a pretendere. E a rimetterci sarebbe l’Italia.
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